Rifiuti da Ravenna: I Verdi: “Insufficienti e sbagliate le proposte di ambientalisti e PD”

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«Abbiamo letto con attenzione le proposte avanzate da talune associazioni ambientaliste, prontamente condivise dal PD forlivese e perfino dai due consiglieri regionali di quel partito, riguardanti la chiusura dell’inceneritore di Ravenna e non le condividiamo. A parte che in esse traspare la “sindrome di Nimby”, quella di coloro che non vogliono che sia toccato il loro giardino, tutto il ragionamento fatto a base di numeri e dati mostra la corda.
Si sapeva da almeno cinque anni quello che sarebbe accaduto e il tardivo risveglio non riesce però a cogliere l’essenza della questione: la Regione nel 2011 ha deciso di scardinare il principio della autosufficenza provinciale e con la legge 23, ha previsto un unico ATO estendendo così il principio dell’autosufficienza a tutta la regione, 22 mila Km2, 9 provincie, 4,5 milioni di abitanti, con situazioni estremamente differenziate fra costa turistica, le città e l’entroterra.

In seguito, col solito profluvio di documenti, analisi e carte, la Regione ha elaborato un Piano Regionale che esautora le comunità locali dalle scelte che le riguardano direttamente.
Rispondendo, come sempre, alle esigenze ed ai progetti delle Multiutility la Regione ha cercato così di metterle al riparo dalle iniziative che localmente rischiavano di prendere piede attraverso l’adozione di sistemi di raccolta differenziata in grado di ridurre davvero in modo significativo i rifiuti da smaltire, come quello proposto dai Verdi fin dal 2004, proprio attraverso l’esempio di Contarina sotto la direzione di Contò.

Con meno rifiuti, con meno plastica, cosa sarebbe stato degli inceneritori, dei loro guadagni e degli ammortamenti dei capitali investiti (ancorchè fatti pagare con le tariffe, o meglio tasse, agli utenti rinominati “clienti”)? Per anni la battaglia contro gli inceneritori ha coinvolto ampi strati della popolazione in tutta la regione: ogni comunità ha invocato la riduzione dei rifiuti e la conseguente chiusura dell’inceneritore funzionante nella propria provincia. Anche Forlì ci ha provato con il porta a porta messo in atto dall’assessore Bellini e ostacolato in ogni modo da Hera. Per ribaltare tutto ciò e ridare la palla in mano ai cittadini occorre ricordare che anche il Dlgs 152/2006, Codice dell’Ambiente, ha sempre indicato che si dovesse realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali.

E anche se lo Sblocca italia, con la motivazione di garantire l’autosufficienza nazionale ha cercato di togliere di mezzo ogni principio di prossimità, ha comunque dovuto fare riferimento alla pianificazione regionale. Ed è quindi su questa che occorre incidere. E ciò può essere fatto non sulla base di calcoli, o altre simili elaborazioni, bensì attraverso un atto politico, eliminando alla radice ciò che impedisce alle comunità locali di essere protagoniste delle proprie scelte, e cioè ritornando agli Ato provinciali, sopprimendo quanto previsto dalla legge 23 del 20011. Ciò dovrebbe essere ben noto per lo meno ai consiglieri regionali, uno dei quali lo ricordiamo da sindaco abbastanza attento alle questioni dei rifiuti, e potrebbe essere fatto alla svelta dal momento che è depositata in Consiglio una proposta di legge, a prima firma Prodi, che prevede appunto gli Ato provinciali.

È il solo modo questo, ritornando alla autosufficienza provinciale, di rimettere nelle mani dei cittadini le decisioni che li riguardano. Solo in questo caso, avendo a portata di mano, in un orizzonte temporale preciso, la possibilità di ridurre in modo significativo i rifiuti destinati allo smaltimento nell’inceneritore di casa propria tutti saranno incentivati ad applicare nel modo più virtuoso possibile la raccolta differenziata. E questo assicurerebbe alla città dove più accesa e partecipata è stata la battaglia contro l’inceneritore e per una raccolta differenziata spinta, che ha consentito di togliere dalle mani di una Multiutility la gestione della raccolta, costituendo una società in house che risponde alle esigenze dei cittadini e non a quelle degli azionisti, di vedere premiati i propri sforzi e di arrivare in tempi brevi alla effettiva chiusura dell’impianto di via Grigioni».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena