Pesche in Festa

Sarà in programma per giovedì 18 luglio la prima serata della manifestazione “Pesche in festa” organizzata dal Comitato di Quartiere di San Martino in Villafranca e dall’Associazione Culturale San Martèn. La prima giornata sarà caratterizzata da una cena i cui piatti saranno a base di pesche, a partire dai ravioli, ormai un classico dello stand gastronomico che funzionerà fino a domenica 21 luglio, ultimo giorno dell’iniziativa giunta alla settima edizione. La serata di apertura prevede anche un omaggio alla tradizione folkloristica della nostra terra da parte dell’orchestra “La storia di Romagna”, con la conduzione di Roberto Ruffilli e la partecipazione di Riccarda Casadei, figlia dell’indimenticabile Secondo.

L’edizione di quest’anno di “Pesche in festa” vuole sensibilizzare i cittadini da una parte a consumare frutta di stagione e del proprio territorio e dall’altra a promuovere in modo più efficace la lotta contro l’inquinamento. Temi questi trattati nell’opuscolo nel testo che si riporta integralmente.

Il pesco: da albero simbolo d’immortalità ai giorni nostri

Secondo un recente studio commissionato dalle Nazioni Unite gli squilibri causati dal surriscaldamento globale ricadranno principalmente sugli abitanti dei Paesi più poveri, mentre i ricchi potranno permettersi di evitare le peggiori conseguenze dell’emergenza climatica. Una grandissima parte della popolazione del pianeta rischia di perdere non solo i diritti di base alla vita, all’acqua, al cibo e all’abitazione, ma anche conquiste come la democrazia o il rispetto dello stato di diritto. La rabbia delle comunità colpite, la crescita delle disuguaglianze, l’aggravarsi della miseria per alcuni gruppi sociali saranno alla base, se non si interverrà prima, di scenari fatti di conflitti dalle conseguenze difficili da immaginare, ma che devono preoccupare moltissimo.

Il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi cinquant’anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà. Sempre in base allo studio in questione l’emergenza climatica farà perdere casa a 140 milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo entro il 2050; entro il 2030 in 120 milioni di esseri umani passeranno in condizioni di povertà. Insomma, anche se i Paesi più poveri sono responsabili solo di una piccola frazione delle emissioni globali, il 10%, dovranno sopportare il 75% dei costi provocati dalla crisi climatica. Mentre le Nazioni più ricche, in questo scenario, grazie alle risorse finanziarie dovrebbero riuscire ad operare gli aggiustamenti necessari per affrontare temperature sempre più estreme. Una situazione davvero critica, causata dalla risposta palesemente inadeguata degli Stati nazionali, delle aziende e delle stesse Nazioni Unite rispetto alla gravità della minaccia climatica, non destinando le risorse finanziarie necessarie per fronteggiarla. Di fatto i governi nazionali hanno disatteso ogni volta le indicazioni della scienza, tanto che tutti i trattati internazionali sono stati disattesi, o si sono dimostrati inefficaci.

Gli effetti di questi cambiamenti li possiamo toccare con mano anche nella fertile campagna romagnola dove si devono fare i conti con le avversità atmosferiche (quest’anno si è registrato un inverno mite, poi troppa pioggia per un lungo periodo ed infine un caldo anomalo con temperature di gran lunga superiori a quelle medie stagionali) che hanno avuto e stanno avendo una pesante ricaduta negativa sulla produzione agricola.
È evidente quindi che anche tutti noi non ci possiamo sottrarre da un impegno personale e collettivo per contrastare l’ulteriore inquinamento del nostro pianeta.

Tuttavia va pure evidenziata la trasformazione della produzione, anche nel tentativo di adeguarsi a nuovi scenari, soprattutto quella della frutta, nelle zone della pianura forlivese che aveva nella pesca la principale coltivazione. Ora è sufficiente girare per le nostre campagne per accorgersi di mutamenti molto profondi. Se le zone di Carpinello, di Pievequinta e aree limitrofe ospitano una coltivazione di albicocche su un’estensione molto vasta, che fino a pochi anni fa non esisteva, quella di San Martino in Strada si caratterizza per quella delle noci. Non solo sempre più si investe sulla piantumazione di frutteti di mirtilli, lamponi, melograni, perfino ribes, dai quali ricavare un ritorno economico con la vendita e con la preparazione di marmellate, succhi di frutta e altri prodotti dolciari. Si intensificano così le presenze di mercatini dei produttori locali promossi da enti pubblici e da associazioni di categoria per ottimizzare la spesa del consumatore, ottenendo il miglior rapporto qualità prezzo e per aiutare il proprio territorio favorendo anche l’occupazione, con la possibilità di verificare l’origine locale, o al massimo regionale, dei prodotti che non devono subire grandi spostamenti, comprando direttamente dagli agricoltori, nei mercati o in fattoria e non cercare per forza il prodotto perfetto nel suo aspetto.

E la pesca, il frutto che viene prodotto dall’albero originario della Cina, dove fu considerato simbolo di immortalità, oggetto della festa promossa in modo encomiabile dall’Associazione Culturale San Martèn e dal Comitato di Quartiere di San Martino in Villafranca? Negli ultimi tre anni l’Italia ha perso il 12% di esportazione di questo frutto e il prezzo è calato del 5%. Anche nei paesi concorrenti, come la Spagna, la situazione non è delle migliori anche se a favore del paese iberico le esportazioni sono molto più alte rispetto al nostro Paese e in continua crescita. Secondo alcuni esperti per uscire da questa situazione negativa che ha visto, a fronte di una produzione sostanzialmente stabile di pesche, una maggior competizione da parte di altri frutti nel periodo estivo: dall’uva precoce alle albicocche, occorre puntare sulla qualità. Se nei prossimi 5 anni la situazione non potrà essere molto dissimile da quella attuale una possibilità per uscire dalla crisi del settore peschicolo è analizzare quanto è stato fatto per la coltivazione della fragola; un comparto che ha avuto momenti di grande crisi. Poi i produttori hanno iniziato a lavorare sulla varietà migliorandone la qualità e il frutto è tornato sulle tavole degli italiani. Sempre secondo gli esperti si dovrebbe procedere nello stesso modo per la pesca. Se nel corso degli ultimi anni si è lavorato con particolare attenzione per migliorare la conservazione ora occorre concentrarsi sulla bontà.

Siccome i produttori della di San Martino in Villafranca e delle zone vicine hanno da questo punto di vista già fatto molti passi in avanti l’invito a tutti è quello di frequentare “Pesche in festa 2019”, manifestazione giunta alla settima edizione, vivere in tutte le sue fasi la manifestazione, anche gustando le specialità gastronomiche predisposte nell’apposito stand. Poi fare una buona scorta di pesche, frutto ricco di proprietà benefiche consigliato per proteggere la pelle dall’invecchiamento, dall’eccessiva esposizione alle alte temperature grazie al contenuto di vitamina A e di betacarotene, oltre a favorire l’abbronzatura, visto che siamo nella stagione dei bagni al mare.

CONDIVIDI
Articolo precedenteLavori al parcheggio est dell'ospedale di Forlì
Articolo successivoItalia e Croazia insieme a Casa Artusi con il progetto KeyQ+
Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.