Ricordo naufragio Consolata

Domenica 21 luglio, alle ore 11,00, in occasione del 73° anniversario del naufragio della barca Consolata, si svolgerà a Cesenatico una cerimonia in ricordo di cittadini di Bussecchio (Forlì) che persero la vita: Paris Paganelli (42), Domenica Versari (36), Giampaolo Paganelli (10), Deledda Paganelli (6), Amelia Mercatali (26), Rina Prati (20), Mirella Grillanda (13), Annetta Virdis (28), Paola Peddis (2), Franca Peddis (8), Luciana Montanari (12), Livia Casadei (10), Walter Casadei (1), Evelina Benini (38), Emilia Mazzi (39), Anita Pampigmoli (34), Mirella Farneti (9).

Alle ore 11,00 una motonave partirà dal porto (punto di ritrovo davanti ai padiglioni del Mercato Ittico) con i familiari, i superstiti, le autorità locali e provinciali per recarsi sul luogo della tragedia dove verrà gettata in acqua una corona di fiori.

“Al termine della Seconda guerra mondiale l’Italia era un paese dove le macerie morali e materiali sovrastavano ogni altra cosa. Due milioni di case distrutte, 1.600.000 disoccupati, la produzione industriale ridotta di un terzo rispetto a quella dell’anteguerra, quella agricola a due terzi in meno. Un’Italia in cui le ferite recenti della guerra si sommavano a quelle antiche di un Paese povero, ancora essenzialmente legato all’agricoltura, una base industriale molto ristretta, trasporti difficili, con le ferrovie che coprivano in modo soddisfacente soltanto i percorsi lungo le due fasce costiere. Il livello dei consumi era molto modesto e gran parte dei bilanci familiari veniva indirizzato verso le spese per l’alimentazione. Il Nord e il Sud rappresentavano due realtà separate, non solo economicamente. Su una media nazionale pari al 12,9% della popolazione, gli analfabeti risultavano quasi scomparsi al Nord, mentre al Sud sfioravano il 25% con punte massime in Calabria (31,8%) e in Basilicata (29,1%). In questo quadro opaco, le elezioni per la Costituente e il referendum sulla scelta tra Monarchia e Repubblica del 2 giugno 1946 portarono come una sferzata di attivismo. Andò alle urne l’89,1% del corpo elettorale, con una percentuale senza precedenti nella storia italiana, con le donne , per la prima volta in assoluto, elettrici ed eleggibili (furono 21 quelle che fecero parte dell’Assemblea Costituente).
Una fase costituente non è una fase “normale” nella storia di un paese. Quando arriva, porta con sé il segno di una profonda frattura con il passato. Nell’Italia di allora questa rottura alimentò una febbrile mobilitazione, la riscoperta del gusto della competizione democratica, un profondo “affidamento” alle capacità della politica di risolvere i mali endemici. Si trattava di scuotere dall’inerzia e dall’apatia una società civile segnata dai guasti della guerra e dalle tossine di un regime totalitario, che non solo aveva svuotato le istituzioni democratiche ma aveva addormentato le coscienze individuali, disabituandole all’impegno per la libertà. La democrazia e l’antifascismo si presentarono allora come un corpo robusto contro il virus dell’indifferenza. Furono giorni in cui si diede prova di vitalità e civiltà. Significarono che ancora una volta sull’Italia potevano addensarsi le disgrazie, passare le invasioni, premere la miseria, senza soffocarne del tutto la voglia di sopravvivenza. In questo contesto a Bussecchio, allora un quartiere della periferia di Forlì, un gruppo di residenti decise di costituirsi in cooperativa per realizzare, con il loro stesso lavoro di volontari, la Casa del Lavoratore per avere un luogo nel quale i cittadini potessero incontrarsi e impegnarsi nel campo politico, sociale e culturale. Nella stessa località si iniziarono a progettare e a realizzare le prime iniziative di svago e per domenica 21 luglio 1946 fu organizzata una gita a Cesenatico, per passare una giornata al mare, alla quale parteciparono molte famiglie. Su di loro si abbattè, una volta giunti a destinazione e dopo aver deciso di fare un’uscita in mare su un’imbarcazione, una tromba marina di inaudita violenza che investì tutta la costa romagnola da Cervia a Riccione, colpendo anche parte di quella marchigiana.
Il tragico episodio fu così ricostruito sul Giornale dell’Emilia del 28 luglio 1946: “Vero le 15,30 di domenica scorsa una comitiva composta di gitanti che si erano portati a Cesenatico dalle frazioni Ronco e Bussecchio di Forlì con un automezzo, contrattavano una gita in mare, al prezzo di 30 lire per ogni persona adulta… Salirono così 23 o 24 persone, tutte delle suddette località forlivesi. È impossibile indicare con precisione il numero dei gitanti, non essendo ancora stato possibile identificare tutti i salvati, il cui numero dovrebbe aggirarsi da sei a sette… La barca – dal nome Consolata – partiva puntando verso il largo del molo. Il tempo non era cattivo, nonostante vi fossero segni precursori di notevole peggioramento… Giunti all’altezza del cimitero di Cesenatico, la barca veniva presa dalla tempesta… Tutti i passeggeri, in grandissima maggioranza donne e bambini, si trovarono in mare. Sembra che gli uomini presenti tentassero ripetutamente di far star aggrappati tutti all’orlo della barca, la quale, benché piena d’acqua, non è affondata completamente, ma è rimasta, invece, inclinata sul fianco sinistro con la vela appoggiata al mare. Sarebbe stata la violenza del vento a strappare i malcapitati dal legno e dal sartiame, provocando l’annegamento di essi, meno alcuni che poterono essere salvati da una barca che si trovava nei pressi e che proveniva da Pesaro. Essa affrettatamente salvava quanti poteva e proseguiva la corsa, perché costretta dal timone sfiorante il fondale…“.
Lo sconforto e il lutto per le 17 vittime forlivesi furono spontanei e si manifestarono in forma collettiva in tutta la città. Enorme fu la partecipazione ai funerali. Ancora oggi, a distanza di settant’anni, il dolore dei familiari non si è rimarginato. Su una lapide posta in via Fontanelle, a Bussecchio, un’altra analoga da qualche anno è stata collocata sulla banchina del porto di ponente di Cesenatico, sotto la scritta “In aperto mare tremendo naufragio travolse” sono riportati i nomi delle 17 persone che morirono. Le lapidi riportano anche una frase che ben fotografa il tragico episodio: “L’azzurro ed assolato mare tentò gli ignari che il duro lavoro quotidiano ivi aveva spinto in cerca di refrigerio“.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.