caproni

Pochi giorni fa sono entrato negli uffici dell’Agenzia delle Entrate a Forlì per completare l’iter d’iscrizione a un portale telematico e, mentre salivo lo scalone, mi è caduto l’occhio sui tre bassorilievi che lo arredano. Sono entrato pochissime volte in quegli uffici e non mi ero mai soffermato a osservare queste tre figure femminili, poste su tre diverse pareti, incorniciate, ma senza nessuna indicazione o cartello o data, men che meno chi è l’autore.
Sapevo di averle già viste da qualche parte e ricordo che, in origine, erano quattro.

Rovistando fra i miei documenti d’archivio ritrovo alcune informazioni e, grazie a un amico predappiese, anche l’immagine della quarta mancante. Pochissime le notizie in merito a cosa rappresentino questi bassorilievi; c’è chi, parlandone, le ricorda come quattro “sorelle” dai nomi delle stagioni ma, forse, più veritiero che rappresentino i quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco.

Il motivo per cui sono all’interno dello scalone del pubblico ufficio è per salvaguardarle perché negli anni Novanta uno dei quattro bassorilievi fu trafugato, non si sa da chi, dal luogo dove tutte e quattro facevano bella mostra di se ovvero il portale d’ingresso della Società Anonima Aeronautica Predappio, per tutti ricordata semplicemente come la Caproni.

L’ingresso principale della fabbrica è, infatti, sguinciato e le quattro figure erano, una sopra l’altra, poste nei due lati del portale. Sono opere realizzate da Tito Chini, lo stesso che ha decorato il Padiglione delle Feste alle Terme di Castrocaro, popolare artista fiorentino, fu molto attivo nel periodo del Ventennio.

Sappiamo che il complesso delle Officine Caproni fu ammodernato dal 1937 su progetto dell’architetto bolognese Enrico De Angeli, eclettico ed estroverso personaggio tant’è che risiedeva in un albergo a Bologna, che caratterizzò il fronte con forme razionaliste molto moderne, ancora leggibili nonostante l’abbandono e la totale mancanza di manutenzione. Non sappiamo, però, se fu lo stesso De Angeli a coinvolgere Tito Chini ma, in una rivista pubblicata nel 1938 dove si parla delle Caproni di Predappio, le immagini fotografiche illustrano che sono già presenti le quattro figure femminili. Così, almeno qualche pezzo delle Caproni è stato messo in sicurezza nell’attesa che qualcuno riesca a scoprire dov’è finita la quarta “sorella” di cui è pubblicata l’immagine e di cui si sono perse le tracce.
Non altrettanto si può dire dell’immobile che lentamente sta crollando, pezzo dopo pezzo, senza che il proprietario, l’Agenzia del Demanio, abbia mai fatto nulla per salvaguardarlo o, meglio, valorizzarlo.

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.