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Il caso Russia non è, a mio avviso, preoccupante per i possibili approvvigionamenti illeciti di denaro da parte di un partito politico, ottenuti utilizzando uno dei sistemi più tradizionali: le fonti energetiche. Dalle Sette Sorelle ai petrodollari, da Gheddafi alla maxitangente Eni, ne abbiamo già viste di tutti i colori da almeno 60 anni; e la Lega dimostrerebbe di essere più o meno uguale ai partiti che l’hanno preceduta al governo.

La Lega esiste da molto tempo ormai e non è immune dal virus della corruzione: esattamente come PD, FI, ecc. No. Il problema non è questo. Il problema è semmai l’amicizia particolare non già con i russi in quanto popolo, ma con Putin e la sua idea di democrazia autoritaria (un misto fra democrazia e dittatura: una democratura).

Putin ha l’evidente obiettivo di esportare democrature in Europa, come già fece l’Urss al tempo delle cosiddette “democrazie popolari”. Francamente, un tema come questo non può essere derubricato a schermaglia fra alleati di governo litigiosi, a oggetto di dichiarazioni al vetriolo fra i due vicepremier, domani di sicuro pronti a riabbracciarsi. È assai più sostanziale e trasversale. Ma perchè non se ne parla in questi termini, evitando di cadere nella solita trappola dell’inchiesta giudiziaria?

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.