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Il Ridolfi è fermo perché manca il decreto sul presidio dei Vigili del Fuoco e non per aver inviato “poca documentazione” come dichiarato da Morrone durante la passerella di aprile al Ridolfi con il candidato Zattini (l’ex sindaco Drei non fu neanche invitato). La competenza è del Ministero dell’Interno e se Salvini non firmerà il decreto, la società FA S.r.l. non potrà essere autorizzata dal Ministero dei Trasporti e dall’Enac ad operare sullo scalo se non sostenendo a proprio carico costi per lei esorbitanti”. È quanto afferma il giovane capogruppo del Partito Democratico Alemani.

Il sindaco Zattini ha deciso di trattenere la delega sull’aeroporto e quindi ora deve agire, incontrando il ministro Salvini, affinché anni di lavoro tra pubblico e privato non vengano perduti – prosegue Alemani -. Risulterebbe, poi, paradossale che le stesse forze politiche che hanno sostenuto Zattini come sindaco di Forlì e che sono al governo del Paese non si prendano la responsabilità di scelte che ora tocca a loro prendere” continua Soufian Hafi Alemani consigliere comunale Forlì e capogruppo del Partito Democratico.

Insomma, a cosa è servita quella passerella ad aprile? O avere per ben due volte Salvini a Forlì se poi nelle questioni che riguardano veramente la nostra comunità non c’è appoggio? È un dossier che ci riguarda tutti e come gruppo consiliare PD siamo qui per dare una mano perché Forlì torni a volare”, conclude.

Anziché chiudere i porti, il ministro Salvini dovrebbe occuparsi di aprire gli aeroporti“. È la proposta provocatoria del deputato Marco Di Maio a seguito dell’ulteriore stallo provocato da questo Governo nella procedura di apertura dell’aeroporto di Forlì.
Lo scalo romagnolo forlivese – afferma il parlamentare forlivese del PDancora non può aprire perchè il ministero dell’Interno non produce l’atto necessario ad inserirlo tra gli aeroporti la cui copertura dei costi legati al personale dei vigili del fuoco (obbligatorio per poter aprire un aeroporto) è a carico del ministero“.

Dunque, aggiunge il deputato, che negli anni scorsi si è battuto in prima linea per individuare soluzioni idonee alla riapertura e anche nella fase successiva al fallimento di Halcombe, l’aeroporto di Forlì “è ancora bloccato non perché gli imprenditori che hanno investito non stiano facendo ciò che è necessario; non perché Enac non abbia assecondato gli investimenti (e ricordo che se abbiamo avuto il bando per la gestione, ormai 2 anni fa, lo si deve solo al lavoro fatto assieme al sindaco Davide Drei); non perché qualche potere oscuro stia fermando tutto“.

L’aeroporto non può aprire – argomenta – perché il Ministero dell’Interno non scrive il decreto che inserirebbe lo scalo di Forlì tra quelli in cui il Corpo nazionale dei Vigli del fuoco assicura il servizio di salvataggio e antincendio. Senza questo, tutto il servizio è a carico dei gestori privati, con costi esorbitanti e insostenibili per una start-up“.

È da dicembre – aggiunge – che si chiede questo atto; nel frattempo il ministro Salvini è anche venuto due volte a Forlì; ci sono stati sopralluoghi di sottosegretari che hanno annunciato per la scorsa primavera la riapertura dello scalo. Ora, senza alcun intento polemico, chiedo che si faccia ogni sforzo per far firmare quel decreto. Se servono più elementi, se mancano informazioni, se si vuole – sarebbe la prima volta – cercare una collaborazione trasversale alle appartenenze politiche, sono qui. Siamo qui“. Per stimolare azioni concrete, il parlamentare annuncia la presentazione di una interrogazione al Ministro; “ogni giorno che passa equivale ad opportunità che si perdono. Fate presto e, se possibile, fate bene“, conclude.