L’Artusi Jazz Festival non deve morire

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Un altro pezzo di storia della musica, attiva da circa dieci anni nelle nostre realtà, getta la spugna. Si tratta dell’Artusi jazz festival che per incomprensioni, limitati sostegni economici da parte delle pubbliche amministrazioni, regolamenti discutibili, ed altro ancora, ha deciso di chiudere i battenti. Conosco bene le problematiche che stanno dietro un jazz festival, avendo diretto l’associazione culturale Naima club per oltre 30 anni, e le difficoltà per far capire ai vari assessori alla cultura succedutisi negli anni il valore e la capacità aggregativa ed emozionale che può portare nelle nostre realtà un festival jazz o blues che sia.

Ricordo che un assessore alla cultura del Comune di Forlì negli anni novanta stanziò per una stagione musicale del Naima un contributo di… 1 milione di lire, a fronte di un bilancio di 120-130 milioni, che naturalmente io restituii al mittente, ricordandogli che con quella cifra non ci coprivo nemmeno due serate di affitto! Mi ha fatto sorridere l’intervento sui giornali del precedente sindaco di Forlimpopoli quando ha accusato la direzione dell’Artusi jazz festival, tra le altre cose, di non aver portato le “masse” ai propri concerti e quindi nessun valore aggiunto all’indotto cittadino.

Noi operatori musicali, organizzatori di concerti, di festival, di eventi culturali, non vendiamo merci ma solo emozioni! Poi sta agli altri operatori e agli amministratori fare squadra, sinergia, coinvolgimento, per fare anche “cassetta”. Ma bisogna crederci, appassionarsi e non aspettare le “masse” di jazzisti, come manna dal cielo! Come ben si sa, il jazz è una musica di nicchia, di alta qualità, ma non fa cassetta. A meno che non sia un mega festival con nomi altisonanti come avviene per Umbria Jazz, con la possibilità di ospitare il pubblico per 2-3-4 serate, per la gioia degli operatori commerciali della cittadina umbra. Ma quelle pubbliche amministrazioni hanno dirottato verso quel festival centinaia e centinaia di milioni!

Nella storia dei piccoli festival, dei piccoli club, troverete invece una storia che parla sì di musica, quasi sempre di alta qualità, ma anche di sfide, di emozioni, di ansie, di gioie e dolori, di scelte di vita, che parla di passioni, di entusiasmo, di aggregazione, di confronto, di sogni… Storie che potrebbero far riflettere qualcuno su come si possa contribuire alla crescita culturale di una piccola città di provincia grazie anche alla musica jazz, portata qui da veri «mostri sacri» del panorama internazionale, e che può far capire perché «senza la musica, la vita sarebbe un errore», come ha scritto una volta il buon Federico Nietzsche. E allora… avanti tutta, Artusi jazz festival, per altri 10-20-30 anni!