La profezia di Cartesio e gesti collettivi

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Non ci sono arrivato direttamente. C’era uno strano appunto di Mazzini, che rinviava al “Discorso sul metodo” di Cartesio: a una frase, in particolare, che anche Mazzini non credo avesse letta direttamente, ma a sua volta tratta da un volume di Pierre Leroux, un filosofo socialista francese, sull’Umanità, del 1845. Che cosa aveva interessato entrambi? Questo passaggio di Cartesio sulla medicina: “È vero che quella che si pratica ora (1637) contiene poche cose di cui si possa davvero indicare l’utilità; ma… son certo che non c’è nessuno, neppure tra quelli che la esercitano, che non confessi… che potremmo liberarci da una infinità di malattie, sia del corpo che dello spirito, e forse anche dalla decadenza della vecchiaia“.

Del resto, “se possiamo, conoscendone l’arte, aumentare e prolungare la vita delle piante ecc., perché non dell’uomo?”. Quelle erano le sfide vere che attendevano l’uomo. Cartesio non poteva immaginare che l'”invecchiamento della morte” sarebbe stata una conquista dell’Umanità nel tardo XX secolo. Sarebbe bello poterlo ascoltare adesso, visto il suo talento profetico. Ci servirebbe.


 

Gesti
Ci sono gesti collettivi che si compiono sull’onda di un’euforia generale – la vittoria di una squadra, un successo politico, un evento spinto dai mezzi di comunicazione di massa e divenuto, come si dice ora, “virale” – ed altri che, pur avendo valenza pubblica, restano irriducibilmente privati. Prescindono in modo totale, cioè, da quello che ne possa pensare, in quel dato momento storico, il resto della comunità. Cose innocue, naturalmente. Come esporre il tricolore il 2 giugno.

Ricordo che, quando la festa fu abolita e divenne “mobile”, negli anni Settanta, mio padre decise che, per lui, la cosa sarebbe stata ininfluente: il 2 giugno aveva rappresentato la realizzazione di un sogno secolare dei suoi antenati. Dunque, perché non esporre la bandiera, anche se si andava al lavoro? La Repubblica non è solo un insieme di istituzioni, ma una sintesi di presupposti ideali, culturali, morali.

Io la penso ancora così. E per questo sono un po’ triste, quando mi ritrovo davvero solo, o quasi, a compiere questo gesto “arcaico” nella mia città.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.