La stagione della Legadue 2019/2020 per al Pallacanestro Forlì 2.015 è già iniziata e noi abbiamo sentito coach Sandro Dell’Agnello sperando, e purtroppo fallendo nell’intento, di estorcergli informazioni privilegiate sul roster che sta piano, piano prendendo forma.
Buongiorno coach, è un piacere risentirla! Come è stato per lei il primo impatto nella sua nuova avventura forlivese?
«Direi molto bene. Ho trovato una società seria e molto ben strutturata e questo è stato il primo motivo che mi ha convinto ad accettare la proposta del presidente Nicosanti».

Non teme che la sua seconda esperienza in terra di Romagna possa sembrare, come si suol dire, una “minestra riscaldata”?
«Assolutamente no, anche se questo rischio fa parte del nostro mestiere e lo dobbiamo accettare. A costo di ripetermi, la situazione societaria del presente, anche grazie alla competenza di Renato Pasquali, non è paragonabile a quella della mia precedente esperienza biancorossa e questo certamente mi aiuterà, insieme al mio vissuto personale, a fare molto bene».

Coach, il roster sta prendendo forma, ci dica qualcosa riguardo al primo neo acquisto forlivese per la stagione entrante, il suo pretoriano Benvenuti?
«Intanto non è un mio pretoriano, siamo “amici” da Bergamo e non l’ho portato a Forlì per questo. È un ragazzo che nonostante la giovane età sta in campo nella maniera giusta, fa tante cose utili alla sua squadra pur non risultando spettacolare. Quest’anno la sua crescita è stata esponenziale e allo stesso tempo inaspettata».

Si rivede un po’ nel ragazzo per il modo di stare in campo?
«Ecco, questi sono paragoni da non fare. Innanzi tutto perché stiamo parlando di due epoche diverse, di ruoli diversi e poi io, a 24 anni, ero assai meno maturo di lui».

Ok, però concorda sul fatto che giocare a Bergamo non è come giocare a Forlì.
«La pressione che mette sul piatto il pubblico forlivese è sicuramente maggiore rispetto a quella a cui saremmo sottoposti se lavorassimo in altre piazze d’Italia e per altre società, ne siamo consapevoli, ma questo è stimolante e sono sicuro che Benvenuti sorprenderà tutti».

Ha avuto modo di confrontarsi con il gruppo di italiani confermato dalla passata stagione? Quali sono le sue impressioni riguardo Giachetti, Marini e Oxilia?
«Ho parlato con tutti quelli che facevano parte del gruppo della passata stagione e posso dire di essere contento di poter allenare Pierpaolo Marini che è un giocatore che a me è sempre piaciuto e di aiutarlo nel progredire per la sua carriera. Purtroppo non avremo subito a disposizione Tommaso, ma sono certo che il suo contributo per i successi della squadra sarà di estrema qualità perché lo era e lo è stato prima dell’infortunio nelle stagioni passate. Sono stracontento di avere nel mio roster Jacopo Giachetti per due motivi, il primo è che Jacopo è in possesso di un talento cristallino, il secondo è che, a queste latitudini, un uomo della sua esperienza può risultare decisivo per il raggiungimento degli obiettivi».

Quali sono i profili degli stranieri sui quali si sta concentrando la sua attenzione e quella del general manager Pasquali?
«È ancora un po’ presto per dirlo. Il mercato è camaleontico e non si sa mai cosa può proporre fino a quando questo non accade. Sicuramente ci stuzzica l’idea di mettere in quintetto una combo che possa anche aiutare Giachetti nel playmaking in modo da sgravarlo di molti minuti in campo e così facendo consentirci di averlo lucido e fresco nei momenti importanti delle partite e della stagione. Una volta completato il roster per quello che riguarda gli italiani, ci guarderemo intorno e sceglieremo di conseguenza il secondo straniero».

Quindi vuol dire che neppure quest’anno vedremo un giovane regista italiano indossare la canotta Unieuro da protagonista?
«Ad oggi direi di no, ma, come ho già affermato, non possiamo escluderlo perché non sappiamo che cosa potrà riservarci il mercato».

Coach, sta seguendo la finale promozione fra l’Orlandina e Treviso? Che cosa ne pensa?
«Ad oggi la serie pare indirizzata con Treviso che ha dominato i primi due episodi anche se c’è da dire che Capo d’Orlando in gara 2 ha dovuto fare a meno di Brandon Triche che rappresenta il faro sia per la sua capacità di essere realizzatore in prima persona che in quella di accendere il gioco per i compagni. A me è capitato di dover affrontare proprio Capo d’Orlando in una situazione molto simile a quella in cui si trovano gli uomini di Sodini facendo a meno di Taylor e so che cosa significa».

Forlì cerca un giocatore alla Triche?
«Magari!! Sonderemo il mercato e sceglieremo il massimo che potremo con le risorse che saranno a disposizione».

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Diplomato al liceo Fulcieri Paolucci de Calboli di Forlì, nel lontano 1997, intraprende gli studi di Scienze dell'Informazione di Cesena in cui consegue la Laurea nel marzo del 2002. Dopo varie esperienze lavorative nel ramo dell'informatica presta la sua opera come programmatore all'interno del servizio informatico dell'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) S.r.l. La sua vita senza la musica, lo sport e la ginnastica sarebbe stata monotona ma... Dicono di lui: "Chiedetelo agli altri...". Dice di lui: "Ciò che non ti uccide ti fortifica... Tutte cazzate"!