Azione Cattolica

Ieri il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica della diocesi di Forlì-Bertinoro si è riunito in una giornata di lavori. “L’Azione cattolica – ha raccontato il presidente diocesano Edoardo Russo di fronte al nuovo vescovo e ai consiglieri diocesani – ha obiettivi ben precisi. Abitare oggi, non vuol dire solo abitare luoghi, ma abitare anche relazioni. Non si tratta di qualcosa di statico (che indica uno star dentro “fisso e definitivo”), bensì di dinamico. Non si parte da zero. è un cammino che stiamo facendo da tempo nelle nostre comunità, sempre attenti alle esigenze delle persone, delle parrocchie, della diocesi, della città. Per il cattolico, abitare è anzitutto un “farsi abitare da Cristo”, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro“.

Alcune sfide – continua – in relazione a questi modi di vivere la propria fede. Parrocchia e unità pastorale: vivere queste realtà in maniera adeguata alle sfide del nostro tempo. È stato chiesto di superare incrostazioni e difficoltà dovute a modi di pensare a volte ingessati, presenti anche nei vari organismi di partecipazione ecclesiale; è stato chiesto di lasciare più spazio ai carismi dei laici e di fare in modo che la stessa comunità cristiana sia un luogo davvero aperto alle necessità di tutti. Politica (inteso come impegno a favore della propria comunità): impegno in chiave comunitaria. Una nuova capacità di abitare le relazioni si collega e si esprime nella partecipazione e nell’impegno per una vera cittadinanza attiva. Famiglia: significa aiutarla a ricercare tempi e spazi nuovi per riscoprire la bellezza del dialogo tra le generazioni, l’intensità delle relazioni e la gratuità della condivisione della quotidianità. Città: innanzitutto partecipare attivamente e responsabilmente alle dinamiche della vita civile, impegnandosi a fare dello spazio della convivenza un bene comune“.

Tutto questo lo possiamo fare se abbiamo come monito il Vangelo e se teniamo presente un aspetto tipicamente cristiano: sognare concretamente. In che cosa possiamo sognare ed impegnarci concretamente? Sogniamo una Chiesa beata al passo con gli ultimi: capace di mettere in cattedra i reali bisogni. Sogniamo una Chiesa capace di condivisione e interesse: che metta a disposizione le proprie strutture e le proprie risorse per liberare spazi di condivisione. Che avvii un continuo processo di riforma dei linguaggi dell’annuncio.
Sogniamo una Chiesa capace di abitare con umiltà: ripartendo sempre da uno studio dei bisogni del proprio territorio e dalle buone prassi già in atto, avviando percorsi di condivisione e pastorale, e valorizzando gli ambienti quotidianamente abitati sapendo costruire cultura” conclude Russo.