Lodovico Zanetti consigliere comunale

Leggo con un certo raccapriccio la dichiarazione del candidato sindaco della destra a Forlì, Gian Luca Zattini, sulla situazione culturale forlivese. Capisco che la sua parte politica, che si caratterizza con personaggi che sostengono che “con la cultura non si mangia” sia difficile capire che ha offeso il vero patrimonio culturale della nostra città. I tanti operatori che per passione, spesso da volontari, con limiti finanziari terribili, frutto dei tagli al comparto, fatto dai governi, si impegnano, ogni giorno, per i tanti eventi che vengono realizzati a Forlì. A loro dovrebbe chiedere scusa per questa mancanza di rispetto per il tanto lavoro già svolto” spiega Lodovico ‘Vico’ Zanetti consigliere comunale forlivese candidato per la lista civica “Con Giorgio Calderoni”.

Altrettanto sbagliato sostenere che l’unica realtà museale di eccellenza della nostra città sia il San Domenico. Ora, capisco che lui, da forestiero, non sia a conoscenza di quanto di buono fatto dalle amministrazioni di centro sinistra in città, per la cultura. Ma che gli sia sfuggita una chicca di rilevanza nazionale come Palazzo Romagnoli, museo comunale, che ospita, in una cornice di eccezionale qualità espositiva, la collezione Verzocchi, un unicum di opere unite tema del lavoro, che vede, tra l’altro, quadri di Depero, De Chirico, Guttuso, Casorati, Carrà, De Pisis, Vedova, stupisce davvero. Un excursus unico e irripetibile sull’arte pittorica italiana del secolo scorso, donato a Forlì da un grande mecenate, che merita di essere citato, e soprattutto visitato. E non dimentichiamo le sculture di Wildt e una sala monotematica su Morandi, che imporrebbero, da sole, un passaggio. Grave che chi si candida a guidare una città non ne conosca aspetti culturali di tale rilevanza, o, peggio li ignori per biechi interessi elettorali. Perchè, parafrasando certe scappate elettorali della sua lista, mi è capitato spesso, in altre città, specie se amministrate dal centro destra, di pensare, ma come siamo più bravi a Forlì, a occuparci di cultura” conclude Zanetti.

Per l’ennesima volta in questa campagna elettorale – attacca Federico Morgagni
candidato al Consiglio Comunale per la lista civica “Fiducia, collaborazione, comunità” per Giorgio Calderoni Sindaco la destra e il suo candidato sindaco utilizzano termini denigratori per la nostra città e i suoi abitanti. Dopo che la lista civica che porta il suo nome aveva definito Forlì “peggio di una città qualunque”, in un recente incontro sui temi della cultura lo stesso Gianluca Zattini ha parlato di uno scenario “pressoché desolante”, di un patrimonio culturale e museale non adeguatamente valorizzato e di una città priva di identità. Rispetto a queste esternazioni, la prima critica che mi sento di fare è diretta al modo in cui il candidato Zattini declina il tema della cultura, come mero strumento al servizio del marketing territoriale“.

Sebbene la cultura sia indubbiamente uno strumento molto importante per lo sviluppo economico del territorio – continua Morgagni – a mio parere è prima di tutto un bene di interesse pubblico, uno strumento per i cittadini di crescita ed emancipazione. L’offerta culturale ha la funzione di migliorare noi stessi e la nostra comunità. A questo fine, nel sistema culturale forlivese, si è lavorato con progetti come quello del Santarelli e del Merenda, al centro dei quali vi è la valorizzazione di un servizio di interesse pubblico fondamentale come quello della biblioteca di pubblica lettura.
In secondo luogo, è scorretto affermare che il complesso del San Domenico sia l’unica realtà culturale di eccellenza di Forlì. Indubbiamente si tratta di una eccellenza, ma ne esistono altre, una fra tutte il palazzo Romagnoli che ospita la prestigiosa collezione Verzocchi; sono inoltre in corso importanti progetti di valorizzazione di edifici e “spazi” culturali che renderanno ancora più ricca la Forlì del futuro.
Questa affermazione è anche irrispettosa delle decine di operatori della cultura, che si impegnano quotidianamente in molti di questi progetti e, con la loro dedizione e il loro impegno, alimentano una vivacità della scena culturale niente affatto scontata in una città delle dimensioni della nostra.
Zattini sembra poi ignorare il fatto che il sistema culturale di una città non lo si crea a tavolino o sulla carta, ma lo si realizza attraverso un confronto con le persone e mediante la loro capacità di dare vita ad una programmazione in grado di mettere in campo le competenze e le caratteristiche di un territorio.
Infine, lungi dal dover essere inventate ex novo, le esperienze di rapporto fra pubblico e privato sul tema della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale sono state già ampiamente sperimentate nella nostra città e hanno dato vita a risultati di grande qualità.
È il caso della partneship fra Comune e Accademia perduta nella gestione del teatro, di quella con la Fondazione Brodolini nella gestione in avvio del laboratorio aperto presso il Santarelli, del rapporto col gruppo Città di Ebla e Spazi indecisi sul progetto ex ATR e di quello con FO-Emozioni per la gestione del laboratorio teatrale. Si tratta oramai non più di sperimentazioni ma di solidi legami di collaborazione che permettono di affrontare questioni di grande delicatezza e complessità con metodi adeguati all’importanza dell’argomento.
Resta quindi da capire quale sarebbe l’identità culturale che Zattini vuole dare a Forlì, ignorando tutte le realtà che già la animano e le danno forma” conclude Morgagni.