Basket-Rieti-Forli-Gara1

Seguendo il detto che la notte porta consiglio abbiamo pazientemente atteso di risvegliarci nella speranza di accorgerci di avere solamente vissuto un brutto sogno ambientato in quel di Rieti. Della tre giorni trascorsa nel Lazio poche cose da salvare per ripartire e riparare la situazione per una squadra che dal vivo è parsa molle malgrado venga ripetuto da più parti: ”siamo in forma”, stanca e sfiduciata.

Da apprezzare sicuramente il fatto che Melvin Johnson si sia sobbarcato, la società si è preoccupata di farlo arrivare martedì mattina, una sorta di viaggio della speranza non tanto per giocare ma, dice Pasquali: ”per sentire l’odore dei playoff e stare vicino ai compagni”. L’americano ha giocato comunque quasi 15 minuti e diciamo, per usare un eufemismo, che non rimarranno negli annali del basket forlivese.

In pratica una squadra di seconda serie italiana non può prescindere dall’avere nel suo roster due americani di livello. In questo momento la squadra poggia tutte le sue speranze di risalire la china sulle spalle di un “vecchietto “ terribile (contestato ad inizio stagione ma che, col senno del poi dobbiamo dire essersi gestito alla grandissima) che nella nostra personalissima visione del mondo si sarebbe dovuto sobbarcare l’educazione cestistica dei compagni più giovani. Ebbene Giachetti lo ha fatto a tratti: il dialogo di ieri sul campo con Flan, dopo una sanguinosissima palla persa la cui responsabilità è da ricercare su entrambi i fronti, ne è la cartina di tornasole.

Il play romano però non è riuscito a creare un gruppo e ad infondere nei compagni lo spirito di squadra né sotto la guida di coach Valli né tanto meno ora che questo aspetto sarebbe fondamentale nell’ottica di una rimonta che non ha nulla di impossibile ma rimane difficilissima. Anche ieri sera la compagine forlivese si è aggrappata alla partita grazie alle invenzioni estemporanee dei singoli e non ha risalito la china con il collettivo.

Lawson, che comunque rimane, a nostro avviso, un giocatore tecnicamente fortissimo, è discontinuo e se non coinvolto in maniera continuativa sparisce inspiegabilmente dal campo. Gli infortuni non hanno aiutato la crescita dei biancorossi; né Valli né Nicola hanno avuto a disposizione il roster completo per lungo tempo, ma questo non può essere un alibi.

L’unica scommessa stagionale vinta è stata quella che la società ha fatto su Oxilia che purtroppo però è indisponibile. Alcuni giocatori vagano per il campo senza, apparentemente, saper cosa fare per rendersi utili alla causa. Se la guardia del tuo quintetto base risponde al nome di Franco Flan, signori miei fate i vostri conti.

Il capitano forlivese, Davide Bonacini, sta attraversando un momento tutt’altro che roseo a tutto tondo, ha difficoltà in difesa e non trova la via del canestro in attacco e a tutto questo vanno sommati anche gli errori ai liberi con i quali, ogni tanto, condisce il tutto. Il suo tiro dall’angolo da tre punti in gara1 avrebbe potuto cambiare il cielo forlivese nella serie come un temporale estivo.

È uscito e la grandine ha preso il posto dell’arcobaleno. Lawson a parte, il reparto lunghi, senza dubbi, non sta attraversando un momento migliore rispetto ai piccoli; concede troppi rimbalzi in attacco, quindi seconde chance, in alcuni dei suoi elementi, vedi Donzelli, non è per niente produttivo nella metà campo offensiva e in quella difensiva ha perso di efficacia. Dall’arrivo di Nicola, senza attribuire troppe responsabilità all’allenatore argentino, Dane Diliegro sta pericolosamente scivolando nella mediocrità, tocca pochi palloni in attacco, è spesso fermo in campo a parlamentare con gli arbitri e il livello delle sue prestazioni ne risente. In difesa il suo caratteristico animus pugnandi è rimasto quello di sempre.

Il suo collega di reparto, Quirino Delaurentiis, sta facendo il proprio dovere a meno di alcuni appoggi sanguinosi sbagliati da solo contro il ferro. L’abnegazione alle sorti della squadra è fortissima e da qui bisognerà ripartire in gara tre. L’ex Agrigento dovrà cercare di trasferire nei compagni il suo modo di interpretare quella che sarà una battaglia. Il basket, come tutti sanno, è un gioco di squadra, praticando l’hero-ball non si vince spesso: questo è un concetto che a Pierpaolo Marini nelle giovanili non è stato insegnato e, a quanto si dice, non solo a lui.

Alcune prestazioni stagionali, vedi Verona, avevano illuso e fuorviato tutti. Ad inizio stagione, nella mia personalissima visione, Marini doveva essere la terza opzione di una squadra che fondava le proprie speranze di successo sugli americani; l’ex Jesi è diventato pericolosamente sempre più accentratore e alcuni suoi atteggiamenti e scelte in campo rimangono, a mio parere, inspiegabili: vedi il terzo fallo nei primi 20 minuti di gara1.

Venerdì sera una sua prestazione di livello a tutto tondo, nel primo win or go home game della storia della pallacanestro Forlì 2.015 è necessaria ma non sufficiente per prolungare la serie.

Valentino Piolanti

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Diplomato al liceo Fulcieri Paolucci de Calboli di Forlì, nel lontano 1997, intraprende gli studi di Scienze dell'Informazione di Cesena in cui consegue la Laurea nel marzo del 2002. Dopo varie esperienze lavorative nel ramo dell'informatica presta la sua opera come programmatore all'interno del servizio informatico dell'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) S.r.l. La sua vita senza la musica, lo sport e la ginnastica sarebbe stata monotona ma... Dicono di lui: "Chiedetelo agli altri...". Dice di lui: "Ciò che non ti uccide ti fortifica... Tutte cazzate"!