Un itinerario nella Forlì dantesca

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versi di dante a Forlì San Mercuriale

Martedì 28 maggio, con ritrovo e partenza alle ore 20,30 sotto il Campanile di San Mercuriale, Marco Viroli e Gabriele Zelli condurranno una camminata sulle tracce di Dante Alighieri a Forlì. Il successo delle prime edizioni dell’iniziativa “Dante. Tòta la Cumégia” permette di sottolineare ancora una volta come Forlì (prima città in cui il Sommo Poeta trovò rifugio dopo l’esilio dalla natia Firenze) possa essere considerata a tutti gli effetti città dantesca. Le indicazioni dello storico Sergio Spada e gli approfondenti di Gabriele Zelli e Marco Viroli, effettuati nel 2012 in occasione della pubblicazione del volume “Forlì. Guida alla città”, consentono di proporre un itinerario dantesco all’interno della città molto importante sia per valenza storica sia per rimandi letterari.

Sempre più frequenti si fanno le presenze di gruppi interessati a conoscere in modo approfondito la vita del poeta e tali gruppi sono destinati ad aumentare in considerazione del fatto che nel 2021 ricorrerà il 700° anniversario della morte di Dante, una ricorrenza che porterà in Italia un numero rilevante di turisti interessati a ripercorrere le tappe della sua vita. Con due condanne successive, 27 gennaio e 10 marzo 1302, conseguentemente agli scontri politici che imperversavano nella sua città, il poeta fiorentino venne condannato al rogo e alla distruzione delle sue proprietà. Da quel momento in poi non poté più rivedere la sua città natale, poiché nel 1301, con un rivolgimento politico e militare, a Firenze si era imposto come podestà Cante dei Gabrielli di Gubbio, appartenente alla fazione dei guelfi neri, il quale diede inizio a una politica di sistematica persecuzione degli esponenti politici di parte bianca, ostili al papa. Molti furono uccisi o espulsi da Firenze. Dante fuggiasco trovò rifugio in un primo momento ad Arezzo poi attraverso San Benedetto in Alpe, giunse a Forlì.

L’itinerario forlivese sulle tracce del poeta prende il via da Porta Schiavonia, dove sicuramente giungevano quanti provenivano dalla Toscana attraverso la strada che collega tuttora Forlì con Firenze e che attraversa la vallata dell’Acquacheta e il passo del Muraglione. Non a caso sulla facciata dell’edifico che è sito in angolo tra viale Bologna e via Firenze è collocata una lapide che riporta i versi di Dante dedicati al fiume Montone che scorre pochi metri più avanti. A breve distanza dalla porta della città esiste tuttora una strada chiamata via Curte che ha più o meno la stessa conformazione che aveva ai tempi di Dante, essendo l’antica via vicinale degli Orti longobardi che costeggia l’ex Monastero della Ripa. Quest’ultimo sorge sull’area denominata anticamente “Contrata florentina” ove si ergeva la Torre fiorentina, punto di riferimento per la comunità di fuoriusciti toscani. Poco distante da qui sorge Palazzo Paulucci di Calboli dall’Aste, sulla cui facciata una lapide posta alla destra del portone d’entrata, reca incisa una citazione dantesca che ricorda la figura di Rinieri, il capostipite della nobile famiglia forlivese.