via-Curte

Domenica mattina Forlì mi ha accolto indossando un meraviglioso tappeto di fiori. Piazza del Duomo era un trionfo di colori: il viola delle petunie, l’azzurro della lavanda, il rosso ed il rosa dei gerani. E poi vialetti di rose, profumate e di ogni grandezza. Nell’aria dominava un odore intenso di gelsomini che copriva quasi ogni altro aroma. Imbocco via Delle Torri e le piante ed i fiori sono un tutt’uno con gli alberi ad alto fusto esistenti. Creano un quadro suggestivo che potrebbe intitolarsi “l’esplosione della primavera”.

Quando mi trovo in questa zona, desidero sempre percorrere la via Maroncelli che mi conduce a scoprire e riscoprire quella Forlì che amo tantissimo. Con passo spedito arrivo in prossimità di via Luigi Nanni, l’attraverso, costeggio il teatro San Luigi ed imbocco via Silvio Pellico.

La maggioranza delle abitazioni è ben ristrutturata, poiché conserva quasi intatto il fascino dell’antico. Arrivo alla piazzetta della Grata e mi trovo in via Curte. Mi sorprende sempre questa parte della città, per me una delle più suggestive. Ti trovi quasi in aperta campagna, pur essendo a due passi dal centro. A destra le case sono quelle dei contadini di una volta, con giardini zeppi di ogni tipo di fiore, con le rondini che svolazzano quasi facendo le corse con i passeri e poi si allargano gli orti: ampi, ben curati, amati. Sono orti storici questi, già presenti ai tempi di Dante Alighieri. Quando il poeta esiliato, trovò riparo alla corte degli Ordelaffi, entrò a Forlì dalla porta Schiavonia, giungendo a questi orti. Qui risiedeva un gruppo di fiorentini che sopravviveva con il prodotto di queste terre.

Mi stupisce sempre la mia consapevolezza che quest’uomo triste, lontano dagli affetti e dalla sua città non poté più ritornare a Firenze. Chissà se lo intuiva, probabilmente a Forlì sperava ancora in un’altra soluzione e quei versi del Paradiso:
“Tu proverai si come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e’l salir per l’altrui scale”.
Non sfioravano né la sua mente né il suo cuore. A sinistra invece la via acquista una dimensione più moderna e in poco spazio, albergano due anime della città. Ritorno indietro e mi ritrovo di nuovo in piazza del Duomo. Una panchina mi accoglie per prendere fiato, poi mi lascio tentare da un rosso cupo; ne acquisto tre vasi. La tregua è finita, una pioggerella mi costringe a correre al parcheggio. Oggi ho svasato le piantine: due sono meravigliose, l’altra sembra avere sofferto. Spero vivano, poiché rappresentano una bellissima mattinata, sospesa fra sole ed acqua, fra colori e profumi, fra antico e moderno, fra realtà e poesia.