Liberi pensieri in una sera di primavera che pare d’autunno

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A briglia sciolta, ieri sera. In Europa, hanno vinto gli europeisti: popolari e socialisti, più liberali e verdi, ovvero il globalismo inteso in senso non solo economico, ma anche sul terreno dei diritti civili, individuali e ambientali. Battuta pare la linea, di Orban ma anche di Berlusconi, tendente a far sterzare verso la destra sovranista il gruppo popolare.

Ora B. è alla ricerca di un caprio espiatorio: parla della necessità di rinnovare il partito. Se fossi nel PD non festeggerei troppo: molti lo hanno votato per disperazione e per mancanza di alternative, non per il programma o per una chiara linea di rinnovamento. Manca, in Italia, una forza in grado d’interloquire con il mondo europeo liberale e ambientalista, per lo più composto da giovani (vedi la Germania): i verdi italiani sono ormai anzianotti e, in vita loro, rotti a troppi compromessi. Sono affetti da sindrome da reducismo: compagni di scuola, reclute da campo d’addestramento.

I leghisti – una Dc laica composta da federalisti e nazionalisti, nordisti e sudisti, autonomisti e centralisti – staranno al governo con il M5S per scaricare sugli esausti compagni di viaggio la corresponsabilità di una finanziaria pesante. E poi mollarli, cercando di non far capir bene agli italiani che cosa è successo. Ci riusciranno? Renzi non ci è riuscito; ma Salvini, altrettanto ambizioso e narcisista, sembra un filo meno autocentrato. Un filo solo, però. E il successo dà alla testa: non dimentichiamolo.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.