Matteo-Salvini a Forlì

“L’affaccio di Salvini dal balcone del Comune di Forlì, scimmiottando scene poco gloriose del Ventennio, costituisce uno sfregio alla storia della città, alle sue lotte contro il fascismo e alla democrazia, che si deve basare su regole rispettate da tutti”. Veronica San Vicente, candidata sindaca di L’Alternativa per Forlì, si unisce alle proteste e afferma che si sarebbe “aspettata una presa di posizione da parte del candidato della coalizione di destra, che non può rimanere sempre in silenzio di fronte ad alleati che non rispettano la storia della città e i fondamenti della democrazia italiana, nel tentativo di mantenere un’immagine di rispettabilità. Questa deve comunque essere guadagnata, e i cittadini di Forlì sono offesi. Se non riesce a fare rispettare la legalità ai suoi alleati in campagna, cosa succederà in caso di vittoria?”.
Mattia Rossi, portavoce della lista, incalza esprimendo “piena solidarietà a Maria Giorgini, segretaria della Cgil di Forlì, vittima di haters scatenati sui social, dai quali nessuno tra gli alleati della destra ha preso le distanze”.

Quello che è accaduto ieri in Piazza Saffi, in occasione dell’arrivo del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ci consegna una fotografia di ciò che sta avvenendo in Italia e di ciò che realmente avviene nelle città italiane al passaggio del segretario leghista e di tutta la sua corte” tuona l’associazione Link Forlì Studenti Indipendenti. “Una piazza militarizzata per accogliere il leader della Lega, giunto a Forlì per la duplice campagna elettorale delle europee e delle comunali“.

Un’asfissiante aria di repressione preventiva del dissenso e del difforme, atta unicamente a disincentivare la partecipazione della cittadinanza contraria a questa disumana presenza; un’aria volta ad incutere paura a coloro che avrebbero potuto, anche solo per un momento, “deturpare” la realtà ideale, teatrale e fittizia appositamente architettata per l’evenienza, capace solo di intercettare le menti malinconiche ed ottuse che ancora non hanno avuto il coraggio di affrontare le proprie di realtà“.

Per accedere a Piazza Saffi ci hanno più volte chiesto i documenti. Giunti al centro della piazza, mentre raggiungevamo le persone già presenti, un responsabile della sicurezza ci ha bloccato il passaggio dicendoci che, oltre quel punto, non potevamo andare e ha chiesto, ancora una volta, di vedere i nostri documenti, minacciando tutti gli altri di avviare una perquisizione (che era già avvenuta poco prima per accedere alla piazza).
Ci hanno tenuti a distanza senza una motivazione. Poi, qualcuno li ha avvisati dell’arrivo del Ministro e del fatto che dagli altri lati altre persone stavano passando. Ci hanno restituito i documenti e sono andati via, così da permetterci di avanzare. I “prescelti”, tra le prime file, avevano già occupato i posti a sedere del salone comunale. Tutto quello che avveniva in Piazza Saffi era distante anni luce dai canti e dai balli che stavano avvenendo all’interno del palazzo (di cui abbiamo testimonianza grazie alle dirette del Ministro).
Il Ministro arriva, accolto dalle parole “buffone” e “tornatene a casa”, non un singolo applauso. Chi era in piazza, per la maggior parte, era lì per contestarlo, non per omaggiarlo. Ci sono stati cori e fischi, tantissimi studenti e studentesse erano lì per contrastare la sua narrazione. La verità è che il Ministro Salvini non è riuscito a parlare dal balcone perché le voci dalla piazza erano più forti dell’audio del suo microfono. Così, ad un certo punto, ha pensato che fosse meglio chiudere le finestre e continuare a fare propaganda soltanto agli spettatori.
Controlli reiterati a piacimento, minacce di perquisizioni, nonché limitazioni dell’inalienabile diritto alla mobilità di ogni singolo cittadino, sono solo alcuni dei metodi pregni di terrore che sono stati attuati all’interno di questo piccolo modo recintato da barriere. Un pianeta a sé stante, un satellite artificiale, che nel nome di un solo uomo, si estranea da ciò che è vero e consente alla realtà salviniana meramente virtuale di dispiegarsi, rivelando in tal modo le uniche massime su cui si fonda: perseguimento del potere, paura, finzione e, infine, repressione.
La differenza tra la piazza reale e la piazza virtuale: centinaia (non 2mila come ha riportato qualche testata locale) di persone sotto la pioggia stavano contestando, ma sui social network i Goebbels della prima ora hanno ben pensato di far credere che Piazza Saffi fosse piena di ammiratori. Vi è andata male, perché ci sono foto e video che raccontano quello che è successo. Le Piazze sono di chi ama ed essere intolleranti con chi non rispetta gli esseri umani è una responsabilità storica. Questa sorta di realtà confinata che cerca perennemente di espandersi e di inglobare, non è altro che un modello, tanto pericoloso quanto antico e più che conosciuto; un modello di cui il Ministro dell’Interno non è soltanto ambasciatore, ma coscientemente e consapevolmente schiavo. Ieri notte siamo entrati in questo atomo di indifferenza e menzogna per riportare, sotto gli occhi di chi ci ha visto e sentito urlare, la paradossalità tra ciò che viene detto e fatto da questo governo dello stagnamento; per riconsegnare a quella piazza, fradici, sotto un diluvio, “una goccia di splendore, di umanità, di verità” conclude l’associazione Link Forlì Studenti.