Gabriele Zelli

Le aperture domenicali del Museo Romagnolo del Teatro stanno ottenendo un ottimo riscontro di partecipanti, così pure le iniziative collaterali che forniscono ai partecipanti informazioni sulla storia dei protagonisti della lirica forlivese divenuti, alla loro epoca, star internazionali. Come Eugenia Savorani Tadolini (Forlì 1808-1872) che fu la prima la prima interprete di “Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti (1797-1848).

Eugenia Savorani Tadolini, ammirata per la bellezza della voce e la presenza scenica, fu una delle cantanti preferite di Gaetano Donizetti. Fu la creatrice di oltre venti ruoli, tra cui quelli delle protagoniste di “Linda di Chamounix”, di “Maria di Rohan”, di “Elisir d’amore”, tre opere dello stesso Donizetti, e di “Alzira” di Giuseppe Verdi. È tutt’ora considerata una delle protagoniste storiche del melodramma italiano dell’Ottocento. Poche furono, invece, le presenze in Romagna essendo stata protagonista di un concerto a Cesena nel 1829 e di due recite al Teatro Comunale di Faenza nel giugno 1840 interpretando due opere di Gaetano Donizetti.

Eugenia nacque a Forlì in un’agiata famiglia borghese. Suo padre Filippo fece in modo che ricevesse un’educazione molto buona per l’epoca, che comprese lezioni di musica con il forlivese Luigi Favi e allo studio del canto con Giovanni Grilli, cantore della Cappella di Loreto. Quando cominciò a sviluppare una voce da soprano, descritta da un biografo contemporaneo come “soave, robusta, simpatica e perfettamente intonata” fu udita, nella sede dell’Ateneo forlivese (derivazione dell’antica e gloriosa Accademia dei Filergiti), da Giovanni Tadolini (1785–1872), un noto compositore, direttore e insegnante di canto, amico e condiscepolo di Gioacchino Rossini col quale collaborò alla stesura dello “Stabat Mater”.Tadolini la volle fra i suoi allievi, poi nel 1828 ne diventerà il marito. Lei aveva diciotto anni e lui quarantadue (il matrimonio tra i due durò solo sette anni ndr). Rossini la udì, a sua volta, nel 1830 nella villa di Castenaso, e il giudizio favorevole da lui espresso dischiuse al giovane soprano forlivese le porte di una folgorante carriera.

I due studiosi e musicologi forlivesi Michele Raffaelli e Ferdinando Battaglia, che per primi hanno ricostruito la carriera di Eugenia Savorani Tadolini sostengono che il suo debutto “va collocato nell’agosto del 1830 al “Théâtre-Italien” di Parigi in una partitura giovanile rossiniana oggi dimenticata, “Ricciardo e Zoraide, anche se aveva esordito in un concerto vocale il 5 maggio 1829 a Cesena e il 25 dicembre dello stesso anno aveva interpretato la parte della protagonista femminile nella “Giulietta e Romeo” di Nicola Vaccaj (Tolentino 1790 – Pesaro 1848)”.

Il 2 agosto 1831 partecipò ad un concerto nella Reggia parigina cantando a fianco del soprano Maria Malibran (Parigi 1808 – Manchester 1836), al tenore Giovanni Battista Rubini (Romano di Lombardia 1794 – 1854), al basso Luigi Lablache (Napoli 1794 – 1858), allora considerati l’Olimpo canoro, e al violinista Niccolò Paganini (Genova 1782 – Nizza 1840), che eseguì nell’occasione “l’aria sulla quarta corda”.

Da allora Eugenia Savorani Tadolini calcò le scene dei più famosi teatri e universalmente celebrati, dalla Scala di Milano (1833) alla Fenice di Venezia, al Carlo Felice di Genova, all’Argentina di Roma, al Teatro di Porta Carinzia di Vienna che la vide, il 19 maggio 1842, prima interprete dell’opera “Linda di Chamounix”, scritta appositamente per lei da Gaetano Donizetti, e nuovamente a Vienna nel 1843 per la prima assoluta di “Maria di Rodan” nuova composizione dello stesso Donizetti, ancora una volta scritta espressamente per lei, il quale della Tadolini espresse questo giudizio: “È una cantante, è un’attrice, è tutto”.

Il sodalizio tra Donizetti e la Tadolini ebbe inizio nel 1831 quando la cantante interpretò il ruolo di Giovanna Seymour nella première della seconda versione di “Anna Bolena” al King’s Theatre di Londra. Più tardi, lo stesso anno, la Tadolini interpretò lo stesso ruolo nella prima rappresentazione parigina al Théâtre-Italien. Nel 1842 fu la protagonista di Anna Bolena al Theater am Kärntnertor di Vienna. In seguito cantò nelle prime rappresentazioni italiane di “Poliuto” di Pierre Corneille (Rouen 1606 – Parigi 1684) (come Paolina) e “La Favorita” di Donizetti (come Leonora).

Altri notevoli ruoli donizettiani nei quali cantò in alcune delle prime rappresentazioni includono Eleonora in “Il furioso all’isola di San Domingo” (nella prima rappresentazione alla Scala), la protagonista di Fausta, Pia in “Pia de’ Tolomei”, Eleonora in “L’esule di Roma”, Antonina in “Belisario”, Elena in “Marin Faliero”, la protagonista in “Maria Padilla”, Gemma in “Gemma di Vergy”, Norina in “Don Pasquale” e Adina in “L’elisir d’amore”. Una delle prime interpretazioni di Adina fu a Vienna nel 1835. Quando cantò questo ruolo per la ripresa del 1842 dell’Elisir d’amore a Napoli, Donizetti compose per lei una cabaletta finale completamente nuova, “Obblia le tue pene”.

Successivamente Eugenia Savorani Tadolini ebbe la possibilità di incontrare e lavorare con Giuseppe Verdi. Dopo alcune recite nell’opera “Ernani”, il maestro di Busseto le affidò la parte femminile protagonista, creata appositamente per lei, nelle “prime” assolute di “Alzira”, nel 1845 al San Carlo di Napoli, e nelle successive recite di “Attila”. Cantò inoltre in alcune delle prime rappresentazioni di quattro opere dello stesso compositore: Giselda in “I Lombardi alla prima crociata”, Odabella in “Attila” e Lady Macbeth in “Macbeth”.

Nel 1844 cantò nella prima rappresentazione viennese di “Ernani” dopo la quale il compositore seppe (con suo grande disappunto) che la cantante aveva sostituito la cavatina dell’atto I “Ernani! Ernani, involami” con la cavatina di “Giselda non fu sogno” da “I Lombardi alla prima crociata”. Ciononostante, la prima di Vienna fu un successo di grande risonanza, anche senza la cavatina originale, e Verdi decise che sarebbe assolutamente stata la prima Alzira, e giunse a ritardare le prove in attesa che la cantante si riprendesse dalla nascita del figlio Alessandro. Nel 1848, però, Verdi avrebbe voluto che fosse sostituita nel ruolo di Lady Macbeth per la prima rappresentazione napoletana di “Macbeth”, motivando la scelta col fatto che la sua voce e il suo aspetto erano troppo belli. In una lettera a Salvatore Cammarano Verdi spiegò che aveva grande stima per la Tadolini, ma che non la trovava adatta per il ruolo, perché Lady Macbeth doveva essere brutta e cattiva, con voce diabolica. Nonostante le insistenze di Verdi, il teatro rifiutò di sostituirla, perché era una delle stelle del tempo.

L’opinione di Verdi a proposito della sua inadeguatezza al ruolo di Lady Macbeth è simile a quella che espresse dieci anni più tardi Felice Romani, che l’ascoltò ne “La straniera di Bellini”. Pur elogiandone le qualità canore, e pur essendone ammiratore da lungo tempo, Romani trovò la voce e l’aspetto della Tadolini niente affatto adatti al ruolo di Alaide: “Ella ha troppe grazie per Alaide, troppa luce ne’ suoi begli occhi, troppi vezzi nel suo sorriso per la misteriosa Straniera. La sua voce volubile, soave, fiorita, è fatta per la gioia, per l’amore che si può consolare, per afflizioni rasserenate dalla speranza, non per gli strazii e un cuore in tempesta, non pei delirii di un’anima angosciata, non per le grida della disperazione. […] Se a coronar la Straniera bastasse il merito del solo canto, la Tadolini sarebbe coronata.”
Dal 1842, Eugenia Tadolini si esibì soprattutto al Teatro San Carlo di Napoli, anche se continuò ad apparire in altri teatri italiani e all’estero. Cantò al Teatro San Carlo nelle première di almeno dodici opere, quasi tutte ormai dimenticate ad eccezione di “Alzira” di Verdi e di “Poliuto” di Donizetti. In quel periodo ebbe anche una relazione con un nobile napoletano, il principe Vincenzo Capece Zurlo, che sposò e dal quale ebbe due figli, entrambi scomparsi in tenera età.

Nella primavera del 1848, si recò a Londra per la prima rappresentazione londinese di “Anna Bolena” di Donizetti. Tornava in Inghilterra come star acclamata e avrebbe cantato anche come protagonista in “Linda di Chamounix” con Sims Reeves (Shooter’s Hill 1821 – Worthing 1900) all’Her Majesty’s Theatre. Nella settimana che precedette la “Linda di Chamounix”, “The Musical World” pubblicò un estratto di una lettera (datata 26 marzo 1848) del corrispondente dall’Italia del Times, che decantava le virtù della Tadolini: “Sono sicuro che la signora Tadolini, che canterà per la prima volta a Londra (in realtà vi aveva cantato molti anni prima ndr), diventerà una beniamina del pubblico, poiché possiede tutte le qualità necessarie per catturare gli ascoltatori locali. È un po’ grassoccia, ma è molto graziosa sulla scena, con occhi pericolosi e una sensazione di piacere nella sua recitazione che i vostri ascoltatori non sapranno resistere.

La voce della Tadolini è quella pura di un soprano-mezzo-soprano dalle più ricche qualità, con intonazione che si avvicina, se necessario, a quella del contralto. È limpida come il suono di una campana, rotonda, piena e sonora, perfettamente flessibile e capace di tutte quelle modulazioni che una grande artista come lei deve esprimere, ma che sono così penose e difficili per voci più sottili e per chi ha tecnica inferiore”. Il soprano forlivese ottenne una calda accoglienza, ma il successo non fu così eccezionale come previsto dalla stampa. La prestazione del tenore inglese Reeves, invece, fu descritta come “trionfale”. La Tadolini aveva quasi quarant’anni all’epoca, e la sua voce poteva non essere più quella che aveva nel fiore degli anni.

Nel 1851, dopo una nuova stagione folgorante a Napoli, ad appena quarantrè anni, si ritirò dalle scene e si stabilì nel capoluogo campano con l’unico figlio che le era rimasto. Anche questo sarebbe morto tre anni più tardi, nell’epidemia di colera che colpì la città tra il 1855 e il 1856. Nel 1860 Garibaldi e le sue truppe invasero la città. Il re Francesco II e la sua corte ripararono a Gaeta.
Nella circostanza Eugenia, il marito e il figlio fuggirono a Parigi, dove la cantante trascorse gli ultimi dodici anni della sua vita. Quando si fu stabilita a Parigi, scrisse al fratello: “Viva Garibaldi per avermi condotta qui!… Dopo le mie terribili disgrazie, questa è la prima volta che mi sento viva. Che vita!”. Ma nella capitale francese contrasse la febbre tifoide e si spense l’11 luglio 1872 in appartata e dignitosa solitudine, nonché col ricordo dei due figlioletti Faustina e Alessandro.

“Della grandezza artistica di questa primadonna del canto italiano, scrive Michele Raffaelli nel volume “Musica e Musicisti di Romagna”, Forlì 1997, piuttosto obliata in Romagna, forse perché scarsa o nulla fu la sua presenza artistica nella terra nativa, sono le eloquenti testimonianze e l’elogio frequente a lei rivolto da Gioacchino Rossini, da Gaetano Donizetti e da Giuseppe Verdi, e le espressioni lusinghiere della stampa dell’epoca”. “Eugenia Tadolini possiede la voce più bella che da lunghi anni siasi piegata alle modulazioni del canto italiano, si poté leggere su “Il Figaro”, periodico teatrale milanese, dopo la rappresentazione di “Attila” di Verdi il 26 dicembre 1846. Sempre sullo stesso giornale fu evidenziato che si erano udite voci “forse più sfolgoranti ed efficaci, negli acuti e nei bassi, ma nessuna, non esclusa quella della stessa Malibran, che avesse quella perfetta uguaglianza di forza e di volume che si riscontra in tutte le sue note della Tadolini per una sua estensione non minore di due ottave e mezzo”.

La cantante forlivese è sepolta nel cimitero “Père Lachaise” di Parigi. Sulla tomba campeggia questa epigrafe: “Eugenia Savorani Tadolini / a quelle ineffabili armonie anelando / delle quali fu si gentile rivelatrice in terra / ver la patria celeste / ove i suoi cari figlioletti riunendosi / il più ardente fra i suoi voti appagava / dalla caduca argilla disciolta / spirito lieve movea / a dì XI luglio 1872 / dall’altissimo Iddio / voi che in questo ostello degli estinti movete / implorate eterna pace / per Lei”.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.