vasche alea

Ieri, al Teatro “Il Piccolo”, Alea ha presentato un resoconto delle sue attività. I risultati si possono sintetizzare con il numero 80. Nel mese di aprile, la raccolta differenziata ha raggiunto 80% e la quota di residuo secco per abitante è pari a 84 kg per abitante anno. Numeri straordinari, che rappresentano bene il lavoro svolto da Alea, pur nelle difficoltà e negli errori che ho spesso messo in luce. Nel 2017, nella Provincia di Forlì-Cesena sono stati prodotti oltre 120.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, ovvero oltre 300 kg per abitante. Nel 2019, il numero 80 porterà a circa 19000 tonnellate di rifiuti indifferenziati nel comprensorio forlivese. Un decimo delle previsioni del 2004 quando venne approvata la costruzione del nuovo inceneritore di via Grigioni.

Non mi interessa il passato, la paternità dei meriti (e demeriti), ma provo a dare un contributo per il futuro. Il futuro di Alea e della gestione dei rifiuti del comprensorio forlivese è un tema centrale di questa campagna elettorale, proprio perché la disponibilità di uno strumento eccellente: Alea 80, costringe a una grande responsabilità, che, come ha sottolineato il presidente di Legambiente, assume una valenza nazionale.
Inoltre, se non saranno i forlivesi e i loro rappresentanti politici a difendere la qualità ambientale del territorio, nessun altro lo farà per noi.

Le proposte emerse da questa campagna elettorale sono due:
1) ridurre le tariffe dei cittadini forlivesi (dei 13 Comuni serviti da Alea), chiedendo ai Comuni i cui rifiuti vengono trattati nell’inceneritore di Forlì di pagare una compensazione ambientale.
2) Chiedere ad Alea di investire per realizzare impianti di trattamento e riciclo nel territorio forlivese.
Personalmente, non ritengo nessuna delle due proposte una priorità. Assumo infatti che la priorità per i cittadini forlivesi sia il post-incenerimento, ovvero la dismissione degli impianti di incenerimento.

L’opzione 1 si tradurrebbe in un risparmio annuo per famiglia di 30 €, infatti è difficile immaginare che si possano ridurre le tariffe di una quota superiore al 10%. E, naturalmente, accettare questa compensazione significa, implicitamente, accettare che Forlì continui a essere la destinazione dei rifiuti indifferenziati di Cesena e Ravenna, dove è presente un impianto obsoleto che sta per essere dismesso.

L’opzione 2 è estremamente interessante, gli utili derivanti dagli impianti di trattamento e riciclo si tradurrebbero in vantaggi economici per i soci (180.000 abitanti dei 13 Comuni del comprensorio forlivese). Tuttavia, si scontra con alcune oggettive difficoltà. Nella provincia di Treviso, Contarina opera su un bacino di oltre 500.000 abitanti; Alea su meno di 200.000. L’investimento per un nuovo impianto può essere giustificato solo da una adeguata massa critica. Inoltre, vi sono vincoli normativi che limitano le attività di una società in-house, vincoli nazionali e regionali. La priorità politica è quindi estendere il modello Alea ad altri territori, affinché il “modello 80” si estenda.

Se in tutta la Romagna si adottasse il modello 80, la quantità di rifiuti indifferenziati prodotta in un anno da 1.000.000 di abitanti sarebbe pari a 80.000 tonnellate. Un solo piccolo impianto di incenerimento sarebbe sufficiente. Un impianto che si dovrebbe realizzare nei territori che lo vogliono o con un’opportuna alternanza. Forlì ha già dato in questo senso. A coloro che chiedessero – in maniera strumentale – perché questa analisi non considera i rifiuti speciali, si potrebbe rispondere in maniera molto semplice. Attualmente, l’impianto di via Grigioni non tratta rifiuti speciali; gli impianti di rifiuti speciali non sono oggetto di pianificazione pubblica, ovvero non si può stabilire dove costruirli, in analogia a quanto avviene per la produzione di energia o per le altre attività economiche.
Credo che il prossimo sindaco di Forlì dovrebbe portare queste istanze con forza in Regione, alla prossima Amministrazione Regionale, con obiettivi temporali precisi. Il modello 80 si può realizzare in 2-3 anni, e l’impianto di via Grigioni si può dismettere al suo fine vita operativo.
Inoltre, credo che serva un patto tra tutte le forze politiche in campo. Queste (o altre) istanze avranno un peso solo se saranno condivise da tutti i candidati, ovvero da tutti i rappresentanti dei cittadini nel prossimo Consiglio comunale.

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Professore Associato di conversione dell'energia all'Università di Bologna. http://www.unibo.it/docenti/a.bellini. Libero pensatore di modelli di sviluppo alternativi. Ho dedicato cinque anni alla mia città (Forlì). Un piccolo servizio per la tutela del mio territorio.