Storia controversa quella dell’antico passato della Rocca delle Caminate, mai realmente approfondita in modo scientifico, ma da quando fu restaurata una prima volta tra il 1925 e il 1928, per poter essere donata a Benito Mussolini, la sua notorietà crebbe visibilmente. Così, per gli storici e gli addetti ai lavori, ma anche per i curiosi, i documenti relativi alla rocca afferenti il Ventennio sono molti, dalle immagini fotografiche, ai video, alle svariate pubblicazioni e articoli. Molto meno chiaro, forse anche oscuro e nebuloso, cosa accadde alla rocca, o nella rocca, durante il periodo bellico e, successivamente, nel primo dopoguerra.

In merito vi sono poche notizie e si ripete una versione dei fatti condivisa e pubblicata anche su numerose pagine internet che relega la rocca a luogo dove avvennero torture, prigionie e, forse peggio, avvenne la prima riunione del ricostituito governo fascista della R.S.I. o Repubblica di Salò che dir si voglia. In realtà, la prima riunione del Consiglio dei Ministri del neo-proclamato Governo Fascista Repubblicano, questa la prima denominazione, avvenne il 23 settembre ’43, un giovedì, nella sede dell’Ambasciata di Germania a Roma. La fonte documentale che lo attesta sono i verbali delle sedute della R.S.I., pubblicati dall’Archivio Centrale dello Stato di Roma nel 2002 e resi, di recente, disponibili on-line in forma digitalizzata. A scrivere che la prima riunione dell’R.S.I. avvenne a Rocca delle Caminate sembra esser stato il “Corriere della Sera” e riportato come dato nell'”Opera Omnia” ma, sinceramente, non ho avuto modo di leggere l’articolo originale citato ma ritengo più probante la documentazione contenuta dall’Archivio di Stato di Roma visto che contiene i verbali originali delle sedute. Probabile che nel castello avvenne, invece, la seconda seduta della R.S.I., alla presenza anche di Benito Mussolini, assente alla prima romana, anche perché espressamente indicato come suo desiderio e verbalizzato agli atti.

Conosciamo, più o meno, il decorso dei fatti che seguirono e con la pubblicazione del decreto relativo alle “Sanzioni contro il Fascismo” pubblicato nel luglio 1944 si ordinò la confisca di tutte le proprietà dei membri del partito fascista e dei loro famigliari. Così, l’8 agosto 1944, Rachele Mussolini trasportò in Alta Italia con una decina di autocarri mobili e oggetti contenuti nella Rocca, come riporta il forlivese Antonio Mambelli nel suo Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945, ricordando che rimase la “…ricca biblioteca…”.

Pochi mesi dopo, il 27 ottobre 1944, si conclude la “liberazione” di Predappio avvenuta per mano di truppe polacche, coadiuvate dai partigiani della Brigata Garibaldi, e le cronache narrano che gli stessi entrarono, per primi, anche nella Rocca delle Caminate. Non ho documenti che testimoniano la visita dei soldati polacchi mentre abbiamo le immagini qui pubblicate che illustrano cosa trovarono gli appartenenti all’VIII Armata inglese che raggiunsero Predappio a giochi fatti a fine ’44, inizio ’45. Va precisato che fra i militari inglesi c’erano anche sergenti appartenenti all’Army Film and Photografhic Unit (AFPU), corpo speciale di operatori agli ordini di Sua Maestà, incaricati a documentare lo stato dei luoghi sul finire del conflitto mondiale.
Molti dei loro scatti sono detenuti dall’Istituto Parri di Bologna e pubblicati digitalmente nella raccolta “North Africa Imperial War Museum” così liberamente consultabili. Sfogliandoli curiosamente, ho incrociato le due immagini pubblicate senza riferimenti al luogo e senza data ma, guardandole attentamente, avevo intuito che con forte probabilità potessero essere il ritratto degli interni della “sala dei cimeli” della Rocca delle Caminate con anche la biblioteca.

Ho verificato gli scatti con alcuni studiosi e con qualche predappiese che ha molta memoria e buona conoscenza dello stato dei luoghi e tutti mi hanno confermato che si tratta della biblioteca di Benito Mussolini della Rocca.
Chiaro che gli inglesi ritratti cercassero documenti sensibili o compromettenti o riservati e chiara l’attenzione del soldato che trattiene nella mano la foto di Arthur Neville Chamberlain, visibilmente in posa.
Da allora, notizie certe su che fine abbiano fatto i documenti, gli album fotografici, i libri e altro che nitidamente è stato immortalato nelle immagini pubblicate, non ve ne sono. Sappiamo con certezza che nel 1982 la Soprintendenza di Ravenna effettuò un minuzioso sopralluogo, documentandolo con diverse fotografie e una di queste ritrae la stessa sala completamente sgombra e ripulita, con il solo mobile della libreria ancora presente ma vuoto.

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.