Lo sguardo ad Oriente

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Viaggiatore in Oriente, una grande conoscenza delle culture e delle lingue orientali, infaticabile ricercatore, in contatto con grandi personalità della cultura italiana ed europea, una fama internazionale di traduttore, questo fu Antonio Raineri Biscia (1780-1839), nobile nativo di Villa Salta di Predappio ma che visse perlopiù nel palazzo di famiglia di Dovadola. Tra Settecento e Ottocento, nell’ambito del rinnovato (del resto mai sopito) interesse dell’Occidente verso la storia e le culture dell’Oriente si colloca la figura di questo’ orientalista italiano. A lui è dedicato il saggio biografico appena uscito, “Lo sguardo ad Oriente”, (il Cerchio, Rimini, 2019) ultimo testo che Paolo Poponessi, pubblicista e ricercatore, ha scritto insieme a Luigi Foscolo Lombardi, basandosi su documenti inediti di vari archivi.

Di famiglia aristocratica tosco-romagnola, di solida formazione culturale, con approfonditi studi classici, Raineri Biscia aveva un patrimonio di conoscenza linguistica che comprendeva oltre che l’inglese, il tedesco e lo spagnolo, l’arabo, l’ebraico, il persiano, il turco e l’aramaico. Dopo un avventuroso viaggio iniziato nel 1804 che lo portò dall’Anatolia, in Persia, in Arabia fino all’Egitto e all’Etiopia, Raineri Biscia si dedicò con passione fino alla sua morte a studi e ricerche sulle culture d’Oriente, stringendo rapporti non solo con l’elite culturale del tempo, ma anche con alti esponenti della classe dirigente politica non solo degli stati preunitari italiani ma anche estera, guadagnandosi ovunque stima ed apprezzamento.

Lo Zar di Russia cercò invano di convincerlo a trasferirsi a San Pietroburgo per continuare là le sue ricerche, il granduca di Toscana si servì di lui per rapporti diplomatici con l’Oriente e gli conferì la cattedra di lingue orientali all’Università di Pisa mentre la Royal Asiatic Society di Londra gli commissionò alcuni lavori di traduzione.

Ingiustamente dimenticato, Antonio Raineri Biscia con la sua attività di studioso e ricercatore della quale restano poche ma assai apprezzate opere pubblicate restituisce un quadro dell’Oriente che va dal Mediterraneo alla Persia come uno straordinario mosaico di culture quali l’arabo-islamica, il cristianesimo orientale articolato nelle varie confessioni o l’ebraismo, un pluralismo culturale ancora vitale nell’Ottocento, gravemente alterato solo nel corso del Novecento da feroci nazionalismi, guerre e, più recentemente, dal fondamentalismo islamico.