pulizie-di-pasqua

Esco dal laboratorio analisi. È presto e la temperatura piuttosto fredda si fa sentire. Mi attorciglio bene la sciarpa attorno alla gola e raggiungo con l’auto il mercato coperto. Domani e dopo domani sarà gremito di persone per il ponte festivo. Probabilmente oggi farò meno fila e potrò comprare con più calma ciò che mi serve. Infatti i clienti sono ancora pochi e le bancarelle con le loro merci e i loro ambulanti sembrano attendere “il chiasso che verrà”.

Di nuovo mi trovo all’aperto, trascinando il carrellino colmo di odori e colori. La frutta e la verdura sono invitanti anche per l’aspetto esteriore e per “l’allegria” che trasmettono a chi compra. Dietro di me, una signora anche lei un po’ datata, spinge la sua sporta con le ruote e come avviene spesso fra simili, si inizia a parlare. Come me ha provveduto alla spesa prima della ressa dell’ultimo giorno, adesso però spiega: “avrei bisogno di una signora che mi riordini un po’ la casa, specialmente che mi pulisca i vetri. E’ difficile, trovarla, perché l’operazione vetri è piuttosto pesante“. Poi la signora prende velocità, mi sorpassa e sparisce dietro l’angolo. Mi ha ricordato però le pulizie pasquali e senza volerlo, mi ha restituito un’immagine antica. Penso che in tutta la Romagna, forse in gran parte dell’Italia fosse usanza consolidata pulire la casa prima delle feste.

Innanzi tutto le donne si procuravano quei barattolini a forma di lumini votivi di cera rossa o bianca, Non mancava lo “spirito” per igienizzare e fare risplendere i vetri, i lampadari, i soprammobili e il vasellame di ceramica (per chi poteva permetterselo). Anche l’olio paglierino era indispensabile per il legno e per le ringhiere di metallo che con quell’olio sembravano essere state sottoposte ad un intervento estetico. La candeggina forte, aspra, irritante regnava, indiscussa sovrana, su questo tour de force lavorativo.

Ricordo la mamma che prima passava i pavimenti con lo straccio umido e ben strizzato, poi fortunatamente in una sola stanza, stendeva la cera rossa e rendeva brillanti le mattonelle con uno straccio possibilmente di lana. Nelle altre stanze, usava quella bianca e trasformava i pavimenti lisci, come piste di ghiaccio in cui era molto facile prendere il volo. Il brutto veniva dopo: non toccare lì, non andare là, hai lasciato le manate sul vetro, hai strisciato quella sedia e la ringhiera delle scale è tutta macchiata. Poi fortunatamente le feste passavano, mia mamma strisciava con meno vigore, mentre le serre fiorite e il giardino richiamavano tutta la sua attenzione. Finalmente il corso del tempo, riprendeva lo stesso slancio di prima, i vari strumenti di lavoro per la pulizia straordinaria andavano a riposare nello sgabuzzino. Servivano ancora certamente, ma non più sopraffatti dal ritmo frenetico che anticipava la Pasqua, si rilassavano, riprendevano fiato, si guardavano attorno, proprio come me.