belvedere

Credo che per molti forlivesi, non più giovani come il sottoscritto, l’espressione “giardino pubblico” rimandi unicamente al parco presente in prossimità di Piazzale della Vittoria. Ricordo che da bambino ci andavo spesso, la domenica, a pattinare, poi a vedere gli animali ma anche a comprare dagli ambulanti i lupini; se ci si trovava con altri bambini, allora si giocava a “nascondino” o a “guardie e ladri”.

Recentemente, un triste fatto di cronaca ha riportato sui rotocalchi e sul web le immagini del belvedere del parco, ottenuto costruendo i sottostanti servizi igienici, lo spazio per il custode e gli attrezzi da giardinaggio. Così mi è sorta la curiosità di cercare fra i materiali utilizzati per la mia tesi di laurea notizie del giardino pubblico che ora, però, si chiama Parco della Resistenza. Sfogliando varie carte, torno ai tempi della sua prima realizzazione, era il 1816, su progetto di Luigi Mirri, e il parco fu intitolato al Cardinale Ercole Consalvi, che umilmente rifiutò, così fu deciso di titolarlo a Papa Pio VII, Luigi Barnaba Chiaramonti, cesenate, e divenne il Giardino Pio; di questa titolazione si è persa la memoria e per tutti i forlivesi è sempre stato solo il Giardino Pubblico.

Rimanendo nel passato, sappiamo che nel 1819 l’ing. Giuseppe Missirini propose un nuovo ingresso al giardino, realizzato nel 1920, costituito da una cancellata sorretta da quattro pilastri terminati con sculture di teste femminili sormontate da vasi di fiori, dello scultore F. Mori, questi ultimi distrutti, purtroppo, nel secondo dopoguerra.
Fu nel 1828 che l’ingegnere comunale Giacomo Santarelli cambiò l’assetto dell’originario impianto del parco anche a seguito della moria di gran parte delle piantumazioni; nell’occasione fu realizzata una collinetta, sullo sfondo del viale centrale, costipando terra di riporto.

A parte alcuni interventi sulle cancellate e per realizzare la recinzione perimetrale, occorrerà attendere il 1935 quando il noto architetto Cesare Bazzani, progettista del monumento ai caduti, propose il tema di un belvedere, di una fontana e di lampioni per arricchire il parco. Gli inediti disegni pubblicati, reperiti nell’archivio Bazzani, rimasero sulla carta e solo l’anno dopo fu sviluppato dai tecnici dell’Ufficio Tecnico Comunale il disegno del belvedere con anche la fontana. La breve relazione tecnica che accompagna il progetto motiva le ragioni della scelta: “Considerato che, allo scopo di rendere più suggestiva e attraente l’unico giardino pubblico della Città, nel quale, specie nei pomeriggi della stagione estiva, convengono persone di ogni ceto e di ogni età, si rende necessario ingentilirlo con nuove piantagioni di alberi ornamentali, con aiole di fiori, con la creazione di almeno una fontana. Ritenuto altresì l’opportunità che il terrapieno della montagnola verso l’aperta campagna, e dal quale si può godere un panorama vasto e pittoresco, venga dotato di una terrazza-belvedere…”.

Oggi, dalla terrazza-belvedere, non si gode più la vista della campagna ma la parte ampliata del giardino con i percorsi, il laghetto e tutto ciò che lo compone. Il progetto del suo ampliamento risale al 1965, anno in cui nacqui, e fu aperto al pubblico nel 1967 con anche l’accesso da via F.lli Spazzoli e altri laterali.
Peccato che oggi la fontana, che io ricordo funzionante, sia in stato di abbandono come anche altre parti del giardino e credo che il tutto meriterebbe più attenzione e cura da parte della pubblica amministrazione.

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.