I partigiani del 26 aprile

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Furono tanti, troppi, quelli che uscirono dai rifugi e dalle tane quando gli spari cessarono, ed ostentarono un fazzoletto rosso o di altri colori, e scesero in piazza con la bandiera, per festeggiare. Se lo avessero fatto da semplici civili, sarebbe stato normale. Ma così, da subito, inquinarono una memoria: si fecero fotografare, si misero in posa.

Gli altri, quelli che avevano combattuto e sofferto davvero, non avevano granché voglia di esibirsi: tutto era stato così duro, così tragico, così intenso. Si raccolsero pensando ai caduti e ai tanti amici, ai tanti compagni che non c’erano più.

Il 25 aprile era stato un giorno di liberazione, ma la commozione, nel momento in cui era loro restituita la libertà dopo vent’anni, prevalse su ogni altro sentimento. Fu come un’onda che montava da dentro, dal profondo della coscienza; e produceva un senso di malessere misto a una strana felicità. Leggete Parri per capirlo: lui lo dice con le parole giuste. Sì, i partigiani del 26 aprile furono tanti, troppi… Una storia italiana, ahimè.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.