diga di ridracoli

«Il presidente di Romagna Acque preannuncia la costruzione di nuovi invasi per aumentare l’approvvigionamento idrico dell’Acquedotto di Romagna in zone dell’alto Appennino forlivese e cesenate. Per la progettazione delle suddette opere di sbarramento è in itinere la costituzione di un’apposita Società di ingegneria. Riteniamo che la scelta sia radicalmente errata per vari ordini di motivi. Non compete a Romagna Acque pianificare nuove fonti idriche bensì alla Regione con il suo piano di tutela delle acque, che non prevede alcunchè del genere né oggi, né in previsione. Romagna Acque deve puntare a razionalizzare l’utilizzo delle sue fonti, con le interconnessioni idriche fra i vari territori di sua competenza, al controllo tecnologico a distanza di tutte le fonti sorgentizie, ed a contribuire al mantenimento e salvaguardia della copertura forestale, soprattutto lungo le fasce ripariali dei corsi d’acqua.

Nuovi invasi provocherebbero un impatto ambientale elevatissimo e devastante, con costi economici esorbitanti, modificando irreversibilmente la naturalità dei luoghi. La gestione e manutenzione di nuovi invasi comporterebbe a loro volta ulteriori impatti e danni ambientali, con costi economici aggiuntivi a carico della collettività da 4 a 8 volte il costo di costruzione. Per aumentare l’approvvigionamento idrico, la soluzione migliore è costituita dal riuso a fini irrigui delle acque reflue dei depuratori, riuso accreditato da studi scientifici approfonditi. La quota d’acqua corrispondente del CER, così non più destinata a fini irrigui, e perciò dirottabile a fini idropotabili, consentirebbe di soddisfare ampiamente un fabbisogno di molto superiore a quello soddisfacibile dagli invasi ipotizzati, soprattutto in caso di emergenze siccitose. Non va inoltre trascurata la necessità del recupero di ulteriori quantitativi idrici con la riduzione al minimo delle perdite d’acqua nelle tubazioni. Per quanto riguarda la nuova società “Acqua Ingegneria srl”, evidenziamo che la Legge di Bilancio 2019 prevede l’istituzione di una centrale, interna all’Agenzia del Demanio, per la progettazione di opere pubbliche, a disposizione degli Enti Locali per venire incontro alle loro necessità tecnico – ingegneristiche.

La nuova società Acqua Ingegneria si porrebbe quindi come un doppione inutile e costoso della suddetta centrale. Si ha il dubbio che Romagna Acque porti avanti il suddetto progetto di nuovi invasi principalmente per garantire lavoro alla nuova società di ingegneria. Pur non essendo titolata a decidere sulle politiche idriche (ruolo che come s’è detto spetta alla Regione), Romagna Acque pone il carro davanti ai buoi, non avendo alcuna certezza dell’accettazione nelle sedi sovraordinate della propria proposta di nuovi invasi, e, nonostante ciò, chiede ai soci di impegnare somme elevate per la nuova società di ingegneria. Il Wwf Forlì-Cesena chiede perciò agli enti soci di Romagna Acque di bocciare la previsione di nuovi invasi nonché la costituzione della nuova società Acqua Ingegneria che dovrebbe progettarli».

Alberto Conti presidente Wwf FC