chiacchere-a-Galeata

Stamattina, 5 marzo, chiunque, a diverso titolo, si fosse trovato a frequentare la struttura che a Galeata ospita la sede distaccata dell’Istituto Prof.le Statale per l’Industria e l’Arigianato “U. Comandini” di Cesena avrebbe presto percepito il profumo inconfondibile, intenso e delicato, della vaniglia e sentito lo sfrigolio tipico dell’olio bollente: sotto il loggiato dell’istituto, le foto sono inequivocabili, una signora era davvero indaffarata tra una macchina per la pasta ed una padella con olio, posta al di sopra di un fornello a gas, sistemato maldestramente entro un bidone e collegato da un tubo flessibile ad una bombola di gas, pericolosamente vicina alla fonte di calore.

Sul piano di un tavolo, forse improvvisato e senza adeguata copertura igienica, alcuni sacchetti di plastica, contenenti un impasto, già aperti oppure chiusi da un banale nodo, privo di sigillo sanitario; alle spalle della indaffarata “azdora” scolastica, contro l’angolo di due pareti, un tavolo e una grande cesta con materiale vario in disordine, compresi diversi palloni, tutte cose fuori dall’arte pasticciera, ancora di più fuori da ogni garanzia di igiene.
No, non era affatto la prova di laboratorio di un nuovo corso prof.le ad indirizzo alberghiero, era solo voglia di frappe o chiacchere, che dir si voglia, i saporiti dolci di carnevale, magari per riempire piacevolmente la pausa della ricreazione.

Era, però e soprattutto, l’esercizio immotivato, abusivo di un’attività di ristorazione che non credo possa contemplarsi, prevedere tra le attività, pure soltanto accessorie, di un istituto prof.le per l’industria e l’artigianato!
Era, però e soprattutto, lo svolgimento di un’attività improvvisata entro un loggiato, con scarsa tutela dell’igiene e dell’incolumità pubblica degli studenti, del personale docente e non, di eventuali visitatori, visti la detenzione di gas per la produzione di fiamma da cottura e l’impiego di olio ad alta temperatura! Alcune semplici, legittime domande, quindi, s’impongono.

Le finalità di studio, ricreative e di socializzazione dell’istituto di Galeata prevedono, forse, la presenza di una friggitoria, anche solo temporanea e giustificata dal periodo carnevalesco? L’iniziativa, stamane posta in essere, era stata autorizzata dal dirigente scolastico? Qualche unità di personale, docente e non, è stata per caso coinvolta in tale iniziativa durante l’orario di servizio, quindi fuori dai propri compiti istituzionali? Le famiglie degli studenti erano state debitamente avvertite di questa attività? Donde provenivano l’impasto, la macchina per la pasta, il fornello, il bidone e la bombola di gas? Materiale scolastico o di provenienza esterna e, nell’uno o nell’altro caso, a che titolo presenti?

Il sindaco di Galeata, viste le sue attribuzioni, era a conoscenza di questa attività fuori dalla tutela della sicurezza e da quella sanitaria, considerata la produzione e, si presume, distribuzione di cibi cotti, in questo caso dolci?
Lo so, c’è chi dirà: le solite “pippe”! Qualcuno s’impegna per due “chiacchere” di carnevale in allegria tra i ragazzi e, guarda caso, c’è chi viene a cercare il pelino nell’uovo!
Eppure sarebbe bastato consentire che tutta la scuola ovvero studenti, insegnanti e famiglie si organizzassero e acquistassero un po’ di dolci di carnevale da consumare magari nell’ambito di un incontro comune, sempre auspicabile nella dimensione sociale del sistema scolastico.
Invece no! Si è ricorsi, si è lasciato spazio ad un’iniziativa inammissibile!
Nonostante le sue difficoltà, la scuola ha e sempre deve avere piena dignità e decoro: per questo merita molto di più di un’azdora scolastica che si muove tra una macchina per la pasta, una padella, un bidone, una bombola di gas ed una cesta di palloni.