Il regalo di uno sconosciuto… che si differenzia per la sua inciviltà

0

Grazie, caro amico sconosciuto, per aver riempito con i tuoi sacchetti di indifferenziata il mio bidone della plastica che gli addetti di Alea aveva svuotato e che, per ovvie ragioni, era rimasto in strada durante la notte.
Grazie per tuo malsano gesto di inciviltà… grazie ancora per avermi ricordato di come funziona il mondo, quello vero, e non sognato, quello che è sotto gli occhi di tutti.
Io, forse, non sarò un cittadino modello, ma, volenti o nolenti, ho accettato di seguire il nuovo percorso della raccolta differenziata che in famiglia stiamo imparando a fare, e che facciamo, immaginando che diverrà un automatismo.

Premetto che sono favorevole alla raccolta differenziata, meno sul modo di come sia stata gestita nel forlivese, ma, per la mia famiglia composta da quattro persone ancora abili e arzille, non è stato un grosso problema. Abitando al primo piano abbiamo comprato bidoni aggiuntivi, appeso il calendario della raccolta ben in vista, giriamo per casa con barattoli, tappi, scatolette e chi più ne ha più ne metta e abbiamo iniziato a riempire i colorati bidoni con pazienza e attenzione; qualche borbotto, qualche sbuffo, qualche battuta, ma, tutto sommato, la cosa appare gestibile. Per mia madre, ultra ottantenne e molto poco arzilla, la cosa è più complicata; abita al piano rialzato sotto di noi, spiegarle la differenziata è praticamente impossibile il che si traduce nel fatto che lei continua come ha sempre fatto e io, di tanto in tanto, con i miei guantini di lattice (l’economia “gira”) differenzio i suoi scarti e li metto nei suoi bidoni. Tutto tempo che avrei preferito dedicare ad altro ma, tant’è, per dovere civico lo faccio e non mi lamento neanche troppo.

Poi arrivi tu, amico carissimo ma sconosciuto, e, furtivamente, attendi che Alea svuoti il mio bidone pieno di plastica e, quatto quatto, nel buio, ci infili dentro i tuoi sporchi e maleodoranti rifiuti perché per te, miserabile cittadino, fare la raccolta differenziata è troppo difficile e faticoso. Quindi, sempre e ancora amico carissimo, la tua mente contorta e distorta, non ti suggerisce di scendere in piazza a protestare, di scrivere articoli sulla tua contrarietà, di rivolgerti ai tanti comitati contrari a Alea, no… ti suggerisce di continuare a fare come hai sempre fatto tanto, prima o poi, un bidone vuoto dove gettare la tua immondizia, lo troverai sempre, come hai trovato il mio.
Così, i tanti che fanno bene, fra i quali mi ci metto anch’io, sono sempre più appesantiti dai pochi, spero, che fanno male.

CONDIVIDI
Articolo precedenteAi Musei San Domenico la mostra "Le eleganti carte di Antonello Moroni"
Articolo successivoNomadi forever
Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.