teatro diego fabbri

Da giovedì 14 a sabato 16 marzo (alle ore 21,00) e domenica 17 marzo (alle ore 16,00) al Teatro Diego Fabbri andrà in scena lo spettacolo “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij con Giulia Galiani, Alice Giroldini, Paolo Lorimer, Laurence Mazzoni, Luca Terracciano, Pavel Zelinskij. Regia di Matteo Tarasco, una produzione della Compagnia Mauri Sturno e Teatro della Toscana – Teatro Nazionale.

Per ben due volte la Compagnia Mauri Sturno ha raccontato Dostoevskij. Due assoluti capolavori: L’idiota e Delitto e castigo. Dostoevskij, Shakespeare e Beckett sono stati i tre grandi autori che mi hanno aiutato a tentare di capire la vita: la immensa tavolozza dei colori dell’animo umano di Shakespeare, la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia di Beckett e Dostoevskij che mi ha fatto capire la magnifica responsabilità che ha l’uomo di comprendere l’uomo. Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso e a volte orrendo che è l’uomo. La famiglia Karamazov devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto, oggi come oggi appare, purtroppo, un esempio di questa nostra società così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi. Anche il sentimento dell’amore spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza. Così sono i Karamazov. Così siamo noi? Ma Dostoevskij è un grande poeta dell’animo umano e anche da una terribile storia riesce a donarci bellezza e poesia”. (Glauco Mauri).

I fratelli Karamazov è l’ultimo romanzo scritto da Fëdor Dostoevskij. È ritenuto il vertice della sua produzione letteraria, un capolavoro della letteratura dell’Ottocento e di ogni tempo. Pubblicato a puntate su Il Messaggero Russo a partire dal gennaio 1879, fu completato solo pochi mesi prima della morte dello scrittore. La trama del romanzo si sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamazov, ai loro feroci conflitti nel cui contesto matura l’assassinio di Fëdor, il capofamiglia, e al conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato del parricidio.
L’opera, ambientata nell’Impero Russo di fine Ottocento, va oltre i confini di spazio-tempo e coinvolge a un livello più profondo; è il dramma spirituale che scaturisce dal conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio.