Fieravicola

L’avicoltura romagnola è stata oggi protagonista al ministero degli Affari Esteri a Roma di un incontro con diplomatici africani per presentare il sistema Romagna e la Fieravicola di Forlì, rassegna che aprirà i battenti dal 27 al 29 marzo.
Una giornata di approfondimento – ha ricordato il consigliere di Ambasciata Luigi Scotto, aprendo i lavori – per costruire insieme ai Paesi africani un percorso di crescita comune, basato sul know how delle aziende italiane, ma modulato sulle esigenze dei partner locali“.

Forlì e la Romagna sono un grande laboratorio di innovazione – dichiara Gianluca Bagnara presidente della Fiera di Forlì – un territorio creativo, sempre pronto a rispondere alle sollecitazioni del mercato. Una caratteristica che i nostri imprenditori hanno saputo declinare in ogni settore, dall’agricoltura alla cantieristica navale, con la stessa passione. È qui che l’avicoltura intensiva ha preso corpo nel dopoguerra, diventando uno dei settori più dinamici dell’agroalimentare italiano. Un comparto nel quale le aziende del nostro territorio hanno saputo farsi apprezzare in Italia e nel mondo sia sotto il profilo tecnologico che di prodotto, riuscendo ad immettere nel mercato carni avicole e uova di prima qualità. Abbiamo dato vita ad una filiera complessa, ma efficiente, che oggi vogliamo contribuire a sviluppare anche in Africa, un continente che vede nell’avicoltura un importante strumento per far crescere l’economia e migliorare il livello nutrizionale della popolazione. È per questo che Fiera di Forlì è lieta di poter essere di nuovo al ministero degli Affari Esteri per presentare la 51a edizione di Fieravicola e rinnovare il nostro impegno a favore della diffusione del know how italiano in Africa”.

Un impegno ribadito da Paolo Rosa, responsabile estero di fieravicola, nel corso dell’incontro alla Farnesina al quale hanno partecipato Ambasciatori, Addetti economici ed agricoli dei principali Paesi africani. “Da sempre Fieravicola ha una naturale vocazione per l’estero – ricorda Paolo Rosaperché solo dal confronto e dal dialogo con i futuri professionisti dell’avicoltura africana si possono studiare piani di investimento, capaci di adattare la tecnologia messa punto dalle aziende italiane alla realtà e alle esigenze di sviluppo dei Paesi partner. L’avicoltura in Europa ha adottato infatti un modello intensivo, ma questo non significa che in Africa debba essere riproposto in maniera identica, aprendo invece le porta anche a soluzioni più estensive. L’importante è che le proposte siano sostenibili economicamente e capaci di garantire un elevato livello di sicurezza alimentare, nel rispetto del territorio in cui si effettueranno questi interventi”.
All’incontro alla Farnesina erano presenti i seguenti Paesi africani: Algeria, Angola, Burkina Faso, Burundi, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea Equatoriale, Kenya, Liberia, Libia, Marocco, Mozambico, Uganda, Zambia e Zimbabwe.