Ci avete rotto i polmoni

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È il motto più bello di questa giornata, nella quale una generazione è scesa in piazza per il proprio futuro. E’ questa l’Europa di domani, che può cambiare il mondo e tornare protagonista. Non quella dell’inquinamento, degli inceneritori e degli “stradoni” di cemento. E non sono il solo a pensarla cosi’. Guardate la pagina di Alberto Bellini: è la testimonianza intellettualmente coerente di uno che potrebbe piacere a questi giovani.


Ecco il post di Alberto Bellini pubblicato nel suo profilo Facebook.
«Oggi ho partecipato ai #FridaysForFuture a Cesena e a Forlì. Davvero emozionante vedere tantissimi ragazzi determinati e attenti al proprio futuro. Una vera speranza, un movimento che può e deve portare a una rivoluzione culturale, per cambiare il rapporto tra uomo e Terra; tra lavoro e ambiente; tra sviluppo e inquinamento. Tre messaggi nei miei interventi.
1) Perché Greta qualche mese fa ha iniziato a manifestare davanti a Governo svedese? Perché gli obiettivi che Governi e Comunità Europea si sono dati non sono sufficienti per limitare l’aumento di temperatura. È come se viaggiassimo tutti insieme in un autobus verso un muro, chi guida ha iniziato a frenare, ma troppo lentamente e, presto o tardi sbatteremo contro il muro a grande velocità.
2) Quali azioni chiede la scienza? Eliminare i combustibili fossili. Per risolvere un problema, si debbono eliminare le sue cause. Molto facile da dire, molto complesso da realizzare. Tuttavia, non ci sono alternative. E le soluzioni sono già disponibili: energia rinnovabile e risparmio (di energia e risorse naturali).
3) Qual è il ruolo di questo movimento di giovani per il clima? Prima di tutto, evitare di cedere alle “sirene” della strumentalizzazione politica. Poi immaginare un futuro bello senza combustibili fossili e farlo diventare una opinione dominante. La conversione ecologica su può realizzare solo se sarà socialmente desiderabile. Questo movimento deve immaginare un futuro senza fossili più desiderabile del presente, e deve costruire una forte consapevolezza in tutti i cittadini».

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.