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Domani è l’8 marzo, Festa della Donna, una ricorrenza significativa, il cui valore nel corso dell’anno, purtroppo, lo scrivo con dolorosa disapprovazione, non sempre viene rispettato e onorato: uomini e donne devono parimenti considerarsi, concorrere assieme alla crescita sociale in piena uguaglianza di diritti civili.
Noi uomini, però, dobbiamo ancora conseguire piena consapevolezza e rispetto del fatto che senza le donne, nostre concittadine o amiche o compagne di vita o, perché no, madri di nostri figli, non saremmo davvero nulla: non voglio parlare di metà del cielo, troppo banale, dico, invece, che la metà terrestre maschile può esistere solo incontrandosi appieno con l’altra metà femminile, lo impone l’albero meraviglioso della vita!

Per questo nell’imminenza di questa ricorrenza mi ha amareggiato, offeso l’iniziativa di chi, fra l’altro, anche nella veste di pubblico amministratore di comuni interessi e, soprattutto, interprete di comune sentire, ammantandosi di un falso femminismo, soltanto di circostanza e di facile accatto, scaglia accuse politiche di offesa delle donne contro il volantino di una forza politica avversaria e, poi, si smentisce, ma diciamolo pure senza peli sulla lingua, si sputtana supportando iniziative, queste sì, palesemente lesive della dignità di tutte le donne.

È il caso della garbata sindaca del Comune di Galeata, con la quale, ormai, ho in corso una “corrispondenza di avversi sensi”: ieri in un suo post su un social ha espresso piena contrarietà all’abietto maschilismo, solo da lei forzatamente intravisto, di un volantino della Lega, pubblicato proprio per la ricorrenza della Festa dell’8 marzo (qui sopra allegato).
Sempre sullo stesso social qualche interlocutrice ha fatto rilevare all’ostinata sindaca, tanto ferma nel suo intollerante femminismo talebano, come, in realtà il contenuto di quel volantino non potesse assolutamente intendersi lesivo della dignità delle donne.
Ma come si permetteva, questa incauta cittadina, temerariamente critica dell’unico pensiero valido, quello, appunto, della prima cittadina di Galeata, unica “inter dispares” ovvero al di sopra di tutti!

Così, la sindaca indispettita ha tagliato corto con l’improvvida interlocutrice, escludendola dalla sua pagina, in conclusione “fuori dalle palle”!
Ora, però, si sa, che la nostra sindaca femminista talebana, attraverso i servizi turistici della sua amministrazione, avrebbe avvallato e sponsorizzato, anche economicamente con 2.700 euro di danaro pubblico, un’iniziativa di promozione, promossa dai commercianti galeatesi per il prossimo 26 luglio, all’interno della quale è prevista l’esibizione di floride, esuberanti “fanciulle” in abiti succinti, artiste di un’agenzia di spettacolo, qui in allegato, la cui dote artistica pare risolversi soprattutto nell’abilità solleticante di un “vedo e non vedo”.
La nostra sindaca femminista avrà pur visto il programma sottopostole, prima di dare il suo importante assenso al patrocinio del Comune e alla conseguente sponsorizzazione?

E, a questo punto, è più offensivo il volantino della Lega o la prossima iniziativa ludico-erotica da lap dance pecoreccia nella piazza di Galeata, fra l’altro in prossimità della chiesa?
L’amabile sindaca sa come va il mondo, quindi, forse, ha voluto solo assecondare una modernizzazione del “panem et circenses” ovvero pane e giochi circensi che il poeta latino Giovenale riteneva essere la maggiore aspirazione della plebe romana: oggi a Galeata l’amministrazione comunale propende per pane e gnocca!
Che altro dire? Lascio ai miei lettori ogni giudizio.
Alla sindaca, alla sua contraddizione tra un femminismo talebano antileghista ed un sostegno ad uno spettacolo lesivo della dignità di tutte le donne mi sia consentita una lapidaria battuta alla Totò: “ma mi faccia il piacere!”.

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66enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".