Giovan-Battista-Perasso

Stamani, dopo una domenica serena, ringraziando Dio, mi sono svegliato vispo come un grillo e di buonumore: toilette mattutina, colazione con un buon caffè, una scorsa veloce a Il Corriere della Sera e a La Stampa, i miei quotidiani, ogni mattina recapitatimi a casa dal caro, vecchio amico edicolante Luigi con il quale amo sempre scambiare due parole, anche intorno alla nostra comune passione calcistica juventina.
Insomma, piccoli riti quotidiani che, grazie al cielo, riconosco di poter vivere con tranquillità: non è poco nei difficili frangenti che viviamo.

Poi nel mio studio, tra tanti libri, tante carte, tanti cari ricordi della famiglia.
Ieri, in risposta ad un mio articolo su una scuola di paese, taluni sprezzantemente mi hanno nominato “uomo”, ma del loro disprezzo poco o nulla mi importa perché solo espressione di una loro evidente stizza: il problema è loro, niente affatto mio.
Però, sotto certi aspetti quel termine “uomo” mi è piaciuto per la sua genericità: sì, sono un uomo comune, come tanti, con le mie abitudini, i miei pregi e difetti, nel mio caso, lo riconosco, animoso e sanguigno, forse anche un po’ borghesuccio, però, tutto sommato, un buon cristo, innanzitutto nel giudizio di tanti amici e conoscenti, poi, anche nel profondo della mia coscienza.

Anche perché, cari amici che pazientemente mi leggete, mi sa che alla fine quest’uomo, anzi “ometto”, se l’accolita dei miei denigratori mi consente di definirmi così, sia risultato come una spina di pesce o un ossicino di pollo che ti va di traverso, ti fa strozzare e ti toglie il respiro, rosso in viso per l’arrabbiatura e il fastidio.
Nel mio studio sento con un polpastrello che la punta della matita sia, pure oggi, giustamente acuta e spinosa per gli “intoccabili del potere”, soprattutto veloce e graffiante nel disegnare ancora quel sasso della scuola, lanciato nello stagno fermo, putrido della politica locale, tanto immobile e muta sia nella maggioranza di governo del Comune sia nella stessa minoranza d’opposizione, della cui esistenza non si sente batter colpo.

Seduto al computer, rinvigorito e ancora più determinato dai miei denigratori municipali, mi sento un Giovan Battista Perasso, detto Il Balilla, il giovane patriota genovese, eroe con il lancio di una prima pietra della rivolta dei genovesi contro gli austriaci il 5 dicembre 1746.
In senso figurato soppeso il sasso nel palmo della mano, non sono impaziente di lanciarlo, le occasioni non mancheranno: in fondo, se la sono cercata, se la cercano e se la cercheranno ancora, quindi tutto sarà conseguente.
Mi onora che ieri tra le 13.00 e le 14.00 ben 5 tra le migliori, perspicaci teste dell’intelligenza politica, generosamente scriverei anche intellighenzia, ma forse sarebbe eccessivo, si siano riunite per rispondere per le rime a me, incauto, presuntuoso critico di cose che nemmeno conosco, di procedure amministrative che ignoro a riguardo di una scuola a tutt’oggi inutilmente cantierata: ecco è il seme della spocchia degli intoccabili che alla fine, poi, non sanno che rifugiarsi in un patetico “vedremo, faremo, provvederemo”.
Facile impegnarsi ancora sul futuro dopo aver fallito nello stesso impegno passato e presente!

Naturalmente non è mancato il solito sproloquio acido sulla mia trascorsa sconfitta elettorale e altre considerazioni trite, ritrite, noiosamente sbadiglievoli.
Lo so, quando il re viene messo a nudo si incazza!
Mi viene, pure, in mente come questi 5 miei denigratori siano eredi della scuola di Palmiro Togliatti contro il dissenso interno ed esterno al Partito Comunista Italiano: nel 1951 contro il reggiano Valdo Magnani e il bolognese Aldo Cucchi, quest’ultimo, fra l’altro, medaglia d’oro alla Resistenza, entrambi contrari alla linea congressuale del PCI, Il Migliore, come veniva appellato, appunto, Togliatti, disse sprezzante, indisponibile ad ogni confronto: -Anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono nascondere due o tre pidocchi.-
I due sono stati riabilitati tanto tempo dopo, Togliatti, invece, spinto da tutti nel dimenticatoio delle vergogne!
Ecco, mi piacerebbe davvero essere un insopportabile “pidocchio balilla”, molto pruriginoso e sempre con un sasso in mano.