Risale a 400 anni fa l’avvio dei lavori per costruire la Cappella della Madonna del Fuoco

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La ricorrenza della Madonna del Fuoco è tutt’ora molto sentita dai forlivesi. La storia della sacra immagine (nella foto) ha sempre avuto una grande rilevanza, sia per quanto concerne la devozione popolare, sia per gli avvenimenti storici che hanno caratterizzato la vita della città. È pertanto fondamentale conoscere le vicende che ne hanno sostenuto il culto e la storia dello spazio in cui la xilografia quattrocentesca è conservata, dopo che si salvò dall’incendio che distrusse totalmente la scuola di mastro Lombardino da Rio Petroso la notte dal mercoledì 4 al giovedì 5 febbraio 1428. Fu portata tre giorni dopo solennemente in Duomo nella Cappella di San Bartolomeo, che era situata dove ora è collocato il Battistero.

Risale invece al 1619 l’avvio dei lavori per la costruzione della attuale cappella benché la precedente sistemazione, come scrive Mons. Adamo Pasini nel libro “La storia della Madonna del Fuoco di Forlì“, fosse “bella e decorosa, tuttavia essa era troppo piccola per il numero dei visitatori”. Fu così che si pensò ad una nuova “degna delle proporzioni” che aveva assunto la devozione nei confronti della Madonna. La spinta per l’edificazione dell’oratorio, come per lungo tempo fu chiamato, avvenne quando il 10 giugno 1619 per iniziativa del Comune furono devoluti 1.000 scudi allo scopo, ai quali ne aggiunse 500 il Numero dei Novanta Pacifici. Inoltre tutte “le prime famiglie fecero a gara per contribuire”, le Confraternite si adoperarono per portare i fedeli in Duomo “e lasciavano le loro offerte in denaro e in oggetti. Così pure fecero tutte le parrocchie della Diocesi e del vicinato”.

La posa della prima pietra avvenne un mese dopo, il 9 luglio 1619, ad opera di S. E. Mons. Cesare Bartolelli, presenti i Magistrati della Comunità e dei Novanta. Come riporta nel libro citato Mons. Pasini, il Consiglio Generale cittadino, col consenso del Vescovo, decise di far sovrintendere ai lavori a un gruppo di personalità forlivesi, come: il medico Cesare Rosetti, il dottor Bernardino Maseri, Antonio Saffi, Niccolò Marchesi, Pietro Hercolani e Giovanni Merlini che “vollero a capo” il Vescovo ed alcuni ecclesiastici “scelti nelle persone dei canonici Baldassarre Gaddi e Bartolomeo Solumbrini”. Fu nominato capomastro Lelio Morelli di Terra del Sole ingegnere del Serenissimo di Toscana. Mentre la progettazione della cappella fu affidata al “celebre Domenicano Padre Stefano Paganelli da Faenza, architetto pontificio”.

La generosità in termini economici della municipalità del tempo, delle famiglie facoltose e delle confraternite non fu sufficiente per affrontare i costi di costruzione tanto che nel 1622, dopo tre anni dall’avvio del cantiere, fu liberato dal carcere un ladro a patto che lavorasse per due anni gratuitamente nel cantiere, così come si ricorse ad un’ulteriore raccolta di fondi “tra il popolo” che fruttò 1.300 scudi. Quando nel 1636, quindi dopo ben 17 anni, i lavori terminarono fu organizzata una solenne inaugurazione che si tenne il 20 ottobre, preceduta da una lettera pastorale del Vescovo Theodoli con la quale annunciava la traslazione della sacra immagine nella nuova cappella. Per dare impulso maggiore “a partecipare a questa solennità, abbiamo ottenuto dal S. Padre Urbano VIII, scriveva il vescovo nel documento, l’indulgenza plenaria, sia per quelli che nel giorno della Traslazione visiteranno l’Oratorio, sia per quelli che seguiranno devotamente alla processione”.

Nel contempo il Consiglio Comunale “impegnò ogni premura perché tutto riuscisse a gloria della Vergine e della città” e Giuliano Bezzi, allora segretario comunale, diede alle stampe un volume “Fuoco Trionfante” dove riportò tutti gli avvenimenti che si susseguirono per l’occasione. Si può ben dire che nel 1636 la Madonna del Fuoco “fu l’oggetto principale di tutte le attenzioni e cure del Consiglio” decidendo diverse azioni puntualmente riportate nel suo libro da Mons. Pasini che fanno capire il valore che diedero all’evento gli amministratori dell’epoca, azione che in modo sommario è utile riportare.

Il 5 gennaio 1636 il Consiglio deliberò, all’unanimità, di stanziare 1.000 scudi per la traslazione; cifra che servì per realizzare la coreografia della processione come “macchine, archi, teatro e altri apparecchi solenni”. Il successivo 8 maggio lo stesso organismo stabilì di far dipingere l’immagine della Madonna su porta di Schiavonia, approvando “questa deliberazione per acclamazione”. Il 16 giugno, sempre di quell’anno, considerata la necessità di ulteriori fondi per far fronte alle numerose e consistenti spese, approvò di far ricorso a una “colletta per la somma da erogarsi per la traslazione”. Il 28 agosto il Consiglio stabilì addirittura di fare “roboni” nuovi (i vestiti da cerimonia ndr) per il Magistrato, nonché un nuovo stendardo e le livree ai donzelli per partecipare con maggior pompa alla Traslazione”, alla quale prese parte “in gran gala” sia alla processione sia ai momenti successivi. Per finire il 28 ottobre decise formalmente di chiedere al segretario Giuliano Bezzi di redigere la cronaca degli avvenimenti che confluirà nel libro già citato.
Risale a quel periodo l’idea di collocare nella piazza principale, oggi dedicata a Saffi, una colonna con sopra una statua raffigurante la Madonna del Fuoco, come avvenne nel 1639, ma questa è un’altra storia.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.