Forlimpopoli la Rocca

Riceviamo e pubblichiamo.
«Noi, ragazzi e ragazze, giovani studenti di Forlimpopoli abbiamo accolto immediatamente l’appello del gruppo Resistenza 2 febbraio aderendo subito a L’Italia che Resiste. Abbiamo fatto partire una chiamata pubblica alla quale hanno aderito fra gli altri, associazioni come Anpi Forlimpopoli, Presidio Libera Giuseppe Letizia, Barcobaleno, ARCI, Amnesty International sezione 225 e tanti cittadini, esseri umani.

Sabato 2 febbraio alle ore 14,00 ci ritroveremo in piazza Pompilio per quella che nasce come autoconvocazione spontanea di persone che insieme vogliono uscire dall’indifferenza, dalla cosiddetta “zona grigia” per dire a gran voce “No! Noi non ci stiamo. Non è concepibile che nel 2019 degli essere umani siano abbandonati in mare per giorni con il rischio di morire”. L’obiettivo è quello di testimoniare pacificamente per difendere i diritti umani di chi si avventura rischiando la vita per fuggire dalla guerra, dalla violenza e per trovare una possibilità di riscatto e di scelta all’interno della nostra società e nel nostro paese.

Una possibilità di un’Europa capace di accogliere popoli che arrivano da terre che sono state ampiamente sfruttate da quegli stessi paesi europei che, in misura e modo diversi, oggi hanno mille difficoltà nell’accettare nuovi arrivi e nuovi sbarchi.
Vogliamo un’Italia e un’Europa fondate davvero sui valori di Uguaglianza, Solidarietà e Pace.
Preferiamo non schierarci con bandiere di partito perché siamo fermamente convinti e speriamo che nessuna persona, per quanto legata a proprie ideologie partitiche, possa accettare e sostenere che il Mediterraneo debba diventare un cimitero.

Ci schieriamo con la vita di persone, di tutte le persone e proprio per questo chiediamo di partecipare alla manifestazione indossando o portando qualcosa di rosso, lo stesso colore che usano i genitori per vestire i loro figli prima della traversata in mare, prima di affidarli al mare nel tentativo di renderli più visibili ai soccorritori in caso di naufragio.
Chiediamo che il rosso diventi il colore di chi lotta per salvarsi, il coloro di chi lotta per la vita. Crediamo nella possibilità di “costruire ponti non muri”, nell’opportunità di rompere quei fili spinati che hanno caratterizzato vicende così terribili e inumane che non dobbiamo mai dimenticare».

Caterina Ricci, Federica Gaspari