Circolo della Scranna foto di Renzo Zilio

Sabato 23 febbraio, alle ore 16,00, al Circolo della Scranna, in corso Garibaldi 80 a Forlì, per la rassegna “I pomeriggi de’ Racoz” si svolgerà un incontro con Davide Gnola, direttore del Museo della Marineria di Cesenatico, che terrà una conferenza su “Leonardo da Vinci in Romagna: il viaggio del 1502 al servizio di Cesare Borgia“.
Nel 1502 Cesare Borgia, che ha appena conquistato il Ducato di Romagna con l’appoggio del papa Alessandro VI e del re di Francia Luigi XII, si rivolse a Leonardo da Vinci, che aveva già potuto conoscere e apprezzare a Milano, e gli affidò l’incarico di verificare le fortificazioni e le infrastrutture strategiche dei nuovi possedimenti e progettare eventuali miglioramenti. Leonardo si mise in viaggio e con la carica di “Architecto et Ingegnero Generale” si recò da Pesaro verso Rimini, giungendovi l’8 agosto 1502.
A Rimini ebbe la possibilità di ammirare, fra l’altro, la Fontana detta della Pigna (allora in Piazza dell’Arengo, oggi in Piazza Cavour) e osservare l’acqua scrosciare. Cosi ne descrisse l’effetto armonioso nei suoi appunti: “Fassi un’armonia colle diverse cadute d’acqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti addì 8 d’agosto 1502”. Leonardo notò i suoni diversi prodotti dalle diverse cadute d’acqua che sgorgano dalla fontana e si propose di studiare, in seguito, il modo di realizzare su questo principio una sorta di organo idraulico, in cui i suoni siano prodotti e modulati dalle variazioni di caduta dei zampilli d’acqua da diverse altezze e tubi di diverso diametro.
Da Rimini Leonardo raggiunse la vicina Cesena in occasione della festa di San Lorenzo. Nelle intenzioni di Cesare Borgia, Cesena, doveva essere ingrandita e abbellita per farne la sede della sua corte. In quella che oggi è Piazza del Popolo, Leonardo compì rilievi delle mura e delle fortificazioni. La massiccia cortina muraria del fronte meridionale della Rocca Nuova fu modificata nel 1503 con la realizzazione di mura dette “alla franzoza” per fronteggiare le nuove tecniche d’assedio, parare i colpi sempre più devastanti delle armi da fuoco pesanti e avere il controllo diretto del territorio antistante. Questo ingegnoso sistema di difesa, conservato ancora sugli spalti della Rocca, potrebbe essere stato approvato da Leonardo stesso. Se non altro è interessante notare come la forma assunta dalle feritoie per l’artiglieria sia la stessa dei disegni leonardeschi.
Ai primi di settembre del 1502 Leonardo si spostò a Cesenatico. Il Porto Canale, anche se sarebbe più appropriato definirlo porticciolo per le dimensioni, di origini trecentesche, tendeva ad insabbiarsi all’imboccatura (come avviene ancora oggi ndr). Si deve a Leonardo un prezioso rilievo di tutta l’asta dell’infrastruttura e un disegno a volo d’uccello, realizzato da un punto di osservazione posto in elevato. Molto probabilmente salì in cima al faro per potere vedere meglio la struttura e suggerire interventi migliorativi. Dai disegni si possono individuare le indicazioni del maestro, come modificare l’orientamento e la lunghezza delle singole palizzate e ampliare i bacini collegati, affinché l’acqua del mare potesse entrare e accumularsi, bloccata da paratie mobili, per poi defluire con rapidità durante le basse maree e col deflusso tener libero l’ingresso del porto.
Il progetto rimase sulla carta, ma le porte “vinciane” realizzate diversi anni fa per contenere l’alta marea quando il mare è in burrasca sono state progettate secondo le ispirazioni leonardesche.
Da Cesenatico Leonardo si trasferì a Faenza. Una precisa testimonianza è data dal disegno che fece del Duomo (in Piazza della Libertà). Sicuramente rimase affascinato dalla maestosità del luogo di culto a tal punto da farne ricordo sui suoi taccuini di viaggio.
Il soggiorno più lungo di Leonardo fu però a Imola, dove si fermò fino a dicembre. La città in quel periodo era un vero e proprio campo militare, dove Cesare Borgia aveva raccolto armi e uomini a migliaia. Leonardo percorse con i suoi aiutanti strade e quartieri, disegnando mura e congegni.
Fausto Mancini, autore di un importante saggio sui documenti topografici di Leonardo in Romagna, sostiene che gli schizzi relativi ad Imola individuano tutte le aree aperte, fossero piazze o prati o terrapieni, e ciò conferma il convincimento che furono redatti per indicare a Cesare Borgia le zone in cui potevano essere dislocati i reparti di truppe che dovevano sostare e che dovevano transitare per la città.
Tra i frutti più preziosi del suo soggiorno imolese occorre ricordare la pianta della città, ora conservata presso la Royal Library del castello inglese di Windsor.
Introdurrà l’iniziativa Gabriele Zelli con annotazioni storiche su “Forlì nel 1502 dal Rinascimento allo Stato Pontificio”. Coordinerà l’incontro Marino Monti, Minestar del Centro di Cultura Romagnola E’ Racoz. Ingresso libero.


 

Sabato 23 febbraio, alle ore 17,00, nel Salone d’incontro di Palazzo Romagnoli, in via Albicini 12 a Forlì, Alessia Morigi dell’Università di Parma, terrà una conferenza dal titolo “Archeologia tra pianura e collina: Forlimpopoli e la Villa di Teodorico a Galeata“. L’incontro sarà organizzato da Italia Nostra (sezione di Forlì) in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì e l’Associazione Culturale “La Foglia”. Ingresso libero.