Meldola foto di Renzo Zilio

Guardiamo con sempre maggiore interesse ad una “storia pubblica”, che faccia interagire le domande di conoscenza dei cittadini con le ricerche degli storici di professione. C’è grande attenzione verso “storie di comunità” che sappiano mettere a fuoco dinamiche e processi di mutamento, muovendo da indagini sulle relazioni umane e sociali che restituiscano un condiviso senso della storia.

Negli ultimi anni la comunità di Meldola e dei meldolesi è divenuta un esemplare “caso di studio”, in Romagna e ben oltre lo spazio regionale. Il Comune di Meldola e il sindaco Gian Luca Zattini hanno voluto fare una scelta in controtendenza rispetto a quanto la ristrettezza delle risorse in ambito locale induce solitamente a fare, investendo su un progetto storico e culturale di ampio respiro.

Affidato alla direzione scientifica di Maurizio Ridolfi, dal 2012 si sta sviluppando uno studio di comunità nel quale ci si interroga sulla coniugazione tra la nazionalizzazione della periferia all’indomani dell’unificazione italiana (1861) e la traduzione locale dello Stato nazionale in un territorio sub-regionale quale quello della Romagna. Un primo risultato fu la pubblicazione nel 2017 di un ponderoso volume: Una comunità “dentro” la storia. Meldola e la Romagna nell’Italia unita (1859-1911, Società Editrice “Il Ponte Vecchio), la cui eco, anche al di fuori del territorio, ha incontrato il favore di amministratori, studiosi e operatori culturali, i quali hanno indicato nel progetto un esempio a cui guardare e da riproporre altrove.

Su questo iniziale percorso di ricerca si è innescata una prospettiva transnazionale, favorita da una eccezionale circostanza documentaria, la quale permette di sviluppare in modo del tutto inedito alcuni dei più fecondi percorsi di ricerca sulla storia dell’emigrazione nel corso del Novecento, unendo l’interesse verso il recente passato con la sensibilità sociale e culturale oggi così attenta verso i temi dell’immigrazione nel nostro paese. Guardando agli anni tra i secoli XIX e XX ed in particolare al massiccio esodo degli italiani in quella fase di prima globalizzazione delle società rurali tradizionali, il “caso di studio” di Meldola privilegia anche una “reciprocità di sguardi” tra Italia e Stati Uniti, attraverso una metodologia che vuole valorizzare gli spazi – insieme – locale, regionale e transnazionale.

Da cosa si muove? Tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si andò definendo una peculiare catena circolare di partenze e di arrivi (rimpatri e ricongiungimenti familiari), con destinazione dapprima New York e quindi la cittadina e la contea di Litchfield. Attraverso un sistematico confronto tra il database di Ellis Island Passenger Search – che documenta, per nome e cognome, un processo epocale di emigrazione – e le fonti del ricco e ben organizzato Archivio storico comunale di Meldola, si ricostruisce la mappa di quell’esodo (generazioni diverse, uomini e donne, bambini) verso gli Stati Uniti. I quasi due terzi degli emigrati provenienti da Meldola (e Teodorano) e dai Comuni della vallata del Bidente (S. Sofia, Civitella, Cusercoli) si insediarono in territori che distano circa 200 km da New York, preferibilmente nel Connecticut.

I dati quantitativi sono eloquenti. Su 1592 famiglie esistenti a Meldola nel primo Novecento, tra centro cittadino e territorio prevalentemente rurale, con una somma di 6.815 abitanti (secondo il censimento del 1901), per oltre il 70% dei circa 800 emigrati meldolesi che partirono verso gli Stati Uniti nell’arco del trentennio tra 1896 e 1926, la destinazione fu quella della cittadina del Connecticut; una New Meldola oltre oceano, dove dei circa 3.000 residenti allora a Litchfield, oltre 500 erano meldolesi.

Facendo interagire fonti di natura archivistica e a stampa, fotografie e corrispondenze private, monumenti pubblici e luoghi di memoria, serie statistiche ufficiali e database digitalizzati, si ricostruisce l’anagrafe di una comunità emigrante, evidenziando inedite storie di nuclei familiari e gruppi parentali, attraverso successive generazioni e ricomponendo reti di relazioni di cui si erano perse quasi del tutto le tracce. Nel corto circuito di storie e memorie ridestate, coniugando la dimensione locale e regionale con quella transnazionale (italiana e americana), lo spazio della comunità si estende e si allarga, travalicando confini geografici e linguistici, ravvivando reti familiari e parentali, sociali e culturali. Si persegue insomma una ideale e fattiva Public History transnazionale, “per e con il pubblico”, che ha coinvolto una cerchia sempre più larga di ricercatori, insegnanti ed educatori, tanti cittadini.

Attraverso la collaborazione tra alcune università italiane (Viterbo e Bologna) e statunitensi, nonché di istituzioni storico-culturali territoriali – la Litchfield Historical Society da una parte, l’Istituto storico dell’età contemporanea di Forlì dall’altra – si sta inoltre impiantando un progetto di Archivio digitale transnazionale dell’emigrazione italo-americana. È un progetto di Public History che si sviluppa tra Meldola e Litchfield. Si mettono a fuoco storie di nuclei e gruppi familiari, dispersi a lungo e che si ritroveranno, grazie alle manifestazioni di incontro che il progetto prevede, anche attraverso la rete e la digitalizzazione di immagini e fotografie appositamente censite e raccolte (grazie all’Associazione per la conservazione digitale della fotografia, promossa nel 2013 a Meldola).

Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’appassionata e generosa messa a disposizione di una mole eccezionale di dati statistici e di informazioni biografico-familiari da parte di Piero Marcovigi, medico di professione e che si è rivelato un effettivo public historian. In modo eguale, dobbiamo a Blair Bertaccini, discendente di seconda generazione dei primi emigranti, il coinvolgimento nella ricerca tanto della Litchfield Historical Society così come di diversi altri membri di famiglie italo-americane ancora residenti nella città del Connecticut (e negli Stati Uniti).

Emerge insomma un affresco straordinario di storie individuali e di gruppi sociali, famiglie e reti parentali; cognomi a noi assai noti – sottolinea il sindaco Zattini – che ritornano come si trattasse ancora di concittadini. La ricchezza di inedita documentazione reperita – tra Meldola e Litchfield – permette di quantificare e di rappresentare attraverso fonti d’archivio, testimonianze e inedite immagini fotografiche, desunte anche da numerosi archivi familiari.
E’ una narrazione che si sviluppa intersecando spazi e universi anche lontani, laddove le dimensioni locale e transnazionale si alimentano a vicenda, restituendo in modo ancor più forte il senso profondo di questa storia comunitaria. Il Comune di Meldola e l’assessora alla Cultura Cristina Bacchi hanno sostenuto lo sviluppo del progetto affinché esso vedesse un coinvolgimento dei cittadini, degli studenti e degli insegnanti delle scuole in primo luogo, con iniziative susseguitesi negli anni e che per l’occasione saranno rilanciate“.

Il convegno di studi che si terrà a Meldola la mattina di sabato 2 marzo e la mostra storico-documentaria che si apre in quella circostanza (rimarrà aperta fino a domenica 17 marzo), accompagnati da un volume bilingue che raccoglie i frutti della ricerca (in italiano e in inglese), ci conducono “dentro” una storia affascinante e sempre viva:
Una comunità nella “Grande Emigrazione”. Meldola-Litchfield, Romagna-Connecticut, Italia-Stati Uniti. Una storia transnazionale. / A community during the “Great Migration”. Meldola-Litchfield, Romagna-Connecticut, Italy-United States: a transnational story, a cura di / edited by Maurizio Ridolfi, Cesena Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2019.

Il progetto di ricerca, con la direzione scientifica da Ridolfi, ha visto infine il concorso di un qualificato gruppo di lavoro: Maria Concetta Schitinelli, collante con le istituzioni e il mondo locale; Aurora Bombacci, cui si deve la sistematica indagine sulle inedite fonti presenti nell’Archivio storico e grazie a cui condurre una verifica incrociata della documentazione statunitense; Marco Tartagni, la cui competenza tecnica ha permesso la fruizione di numerose immagini, parte del ricco patrimonio di fotografie digitali; Francesco Bombardi, che ha costruito un efficace scenario espositivo e grafico per valorizzare le fonti della ricerca.