LICIACube

Nel 2022, dopo un viaggio di sedici mesi, una sonda della Nasa si schianterà contro un asteroide ad una velocità relativa di 21.000 chilometri orari, con l’obiettivo di modificarne la traiettoria: unico testimone della collisione sarà un piccolo satellite italiano chiamato LicuaCube. No, non è la trama di un film di fantascienza, ma il programma del progetto Dart, ovvero Double Asteroid Redirection Test, con cui la Nasa vuole verificare la capacità di deviare la rotta di un asteroide potenzialmente pericoloso per la Terra.

La sonda della Nasa, il cui lancio è previsto nel 2021, punterà verso Didymos, un asteroide binario composto da due corpi celesti: una più grande, Didymain, con un diametro di 800 metri, e una più piccola, Didymoon, con un diametro di 170 metri. Quest’ultima è l’obiettivo di Dart: se tutto andrà secondo i piani, la sonda colpirà l’asteroide riuscendo per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale a modificare la traiettoria di un corpo del sistema solare.

A documentare l’evento tramite immagini fotografiche e rilevazioni scientifiche sarà LicuaCube, un nanosatellite dell’Agenzia Spaziale Italiana, che ha affidato la progettazione e realizzazione del satellite all’azienda Argotec di Torino, mentre Inaf, Politecnico di Milano ed Università di Bologna supporteranno Argotec svolgendo delle analisi scientifiche di dettaglio a sostegno dello studio di missione.

Grande come una scatola da scarpe, con una massa inferiore ai quattordici chili, LiciaCube sarà trasportato da Dart fino ad arrivare in prossimità di Didymos, e si separerà dalla sonda madre qualche giorno prima dell’impatto. In questo modo potrà controllarne da vicino gli effetti, misurando il cratere creato sulla superficie di Didymoon e l’evoluzione della nube di detriti generati dalla collisione.

Ricostruendo la variazione dell’orbita di Didymoon rispetto a Didymain sarà possibile validare la tecnica di deflessione cinetica dell’orbita, capacità che un giorno potrebbe salvare la vita sulla Terra”, spiega Paolo Tortora, docente al dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Bologna, e responsabile del Laboratorio di Radio Scienza ed Esplorazione Planetaria, attivo presso il Campus di Forlì dell’Alma Mater.

LiciaCube sarà la prima missione spaziale interamente italiana al di fuori della sfera di influenza della Terra. “L’Italia può vantare eccellenze in molti ambiti dell’ingegneria spaziale, dalla costruzione di satelliti e strumenti scientifici alla navigazione e progettazione delle orbite – spiega ancora Paolo Tortora -. Il laboratorio di Radio Scienza dal 2003 ha accumulato notevole esperienza nella ricostruzione orbitale di missioni interplanetarie tradizionali, come Cassini e Juno. Siamo felici e onorati di partecipare a questa importante missione”.

Un progetto ambizioso, insomma, che arriverà molto lontano dal nostro pianeta e per questo necessita di estrema precisione e competenze d’avanguardia. “La navigazione di missioni nello spazio profondo è una sfida molto complessa – afferma Marco Zannoni ricercatore e responsabile tecnico delle attività affidate all’Università di Bologna a supporto del progetto LiciaCube -. Ad oltre 10 milioni di chilometri dalla Terra e ad una velocità di 21.000 chilometri orari, il minimo errore nella conoscenza dell’orbita può provocare una mancata acquisizione dei dati scientifici”.

L’attività dell’Alma Mater nell’ambito del progetto dell’Asi LiciaCube si svolgerà nel Tecnopolo di Forlì, tramite il Ciri Aerospaziale: un esempio molto concreto di come le competenze sviluppate nell’ambito della ricerca universitaria possano essere applicate a supporto delle aziende del settore per affrontare le sfide del futuro.