Palazzo Varano Predappio

Ho letto con attenzione un intervento odierno dell’avvocato Francesco Minutillo, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, sul tema delle prossime elezioni amministrative a Predappio: egli sostiene col vigore della passione politica che lo caratterizza la necessità che il centrodestra receda dalla probabile candidatura a sindaco di Luca Lambruschi e punti, invece, ad una candidatura più schiettamente politica, espressiva della carica storica e della tradizione politica di Predappio.

Non entro, lo dichiaro con cordialità e rispetto non formali, nel merito dei contenuti, ideologici e non, ai quali l’avvocato Minutillo ispira le sue argomentazioni, invece con questa replica vorrei con pacata oggettività sottoporre al mio interlocutore alcune considerazioni.
Innanzitutto, è indubbio che in una competizione elettorale, tanto più amministrativa, quindi fortemente condizionata da motivi localistici, l’obbiettivo è la raccolta del consenso ed ogni candidato sindaco, scelto dagli schieramenti in competizione, individua solitamente la figura più accattivante, diciamo così, a raccogliere, oltre al voto sicuro, quello più volatile e trasversale.

Il centrosinistra predappiese ha già scelto, in questo senso, il nome di Gianni Flamigni e, dall’altra parte, pareva profilarsi sicura, salvo il veto odierno dell’avvocato Minutillo, la candidatura di Luca Lambruschi, ritenuto giusto antagonista del nome opposto.
Bene, non voglio dare endorsement, sostegno né all’uno né all’altro dei due candidati sindaci, altrimenti apriti cielo, però una cosa voglio esternare, soprattutto perché l’interessato pare essersi tratto fuori dallo scontro diretto: è merito esclusivo di Germano Pestelli, che conosco e stimo, pur in una diversità dialettica di idee e finalità, di aver compattato le diverse anime del centrodestra predappiese, di aver intuito la necessità di rappresentare la novità politica nel volto e nell’esperienza di un candidato sindaco giovane, comunque preparato, radicato sul territorio, infine di aver dato prova, cosa rara nella politica dei nostri giorni, di accantonare se stesso, anteponendo l’interesse di Predappio che ama, ha amato e servito come amministratore, spesso con tante difficoltà, visti gli impegni professionali che lo portano in tante parti del mondo.

Dunque, queste premesse non possono disperdersi, sono essenziali. Ancora: il centrosinistra e il centrodestra, a Predappio come altrove, hanno in comune il “centro” ovvero un’area di consenso elettorale più mobile, anche volubile perchè meno ideologizzata e, soprattutto, più pragmatica, attenta al quotidiano e alla scala delle priorità. Ebbene, sarà su questa area del centro predappiese che si deciderà l’elezione del sindaco di Predappio, dunque che senso avrebbe puntare su una candidatura più politicamente caratterizzata, magari più a destra, col rischio di non intercettare così l’elettorato moderato o indeciso o deluso? Ma, ancora di più, cosa s’intende quando si reclama una candidatura più “politica”?

La candidatura di Luca Lambruschi è già pienamente politica nel senso etimologico della parola ossia esprime l’incarico conferito a rappresentare e farsi carico dell’amministrazione pubblica della comunità predappiese: politica viene da “polis”, parola greca che individua la città, quindi un candidato sindaco si propone per la sua possibile capacità, se eletto, di guidare l’intera città di Predappio, non la parte che lo ha eletto, altrimenti si cade nella faziosità.
Non vorrei che l’avvocato Minutillo, nel nostro caso, confondesse la politica con l’appartenenza ad un’area politica, spiccatamente di destra, ovvero oltre e fuori dal centro, questo dubbio me lo suscita, in verità, il suo richiamo al fatto che una diversa gestione amministrativa di Predappio sia possibile solo attraverso una candidatura più aderente all’unicità esclusiva del comune della Valle del Rabbi: è vero che Predappio ha una sua unicità storica, anche architettonica e territoriale, però la sua caratterizzazione vitivinicola o enogastronomica o produttiva di piccola/media impresa sono di gran lunga successive ad un noto periodo, dunque costituiscono una realtà da interpretarsi e amministrarsi fuori da rigidità ideologiche e politiche.

Una candidatura, diciamo, più compresa nei canoni della politica tradizionale, magari più di destra, potrebbe risultare lesiva dello stesso centrodestra e offrire un insperato assist al centrosinistra per gridare contro il possibile ritorno di una destra fascista, reazionaria e chi più ne ha ne metta.
Se Gianni Flamigni è il candidato ideale del centrosinistra, allora Luca Lambruschi ne sia il giusto antagonista; se politica è davvero condivisione, soprattutto aiuto, i due si misurino su questo con rispettivi programmi, con un confronto dialettico aperto, soprattutto affiancati da rispettive liste di candidati che abbiano una dote esclusiva: la credibilità.
Il resto sarebbe solo dilettantismo paesano.