Diciamo la verità: nel Partito Democratico forlivese c’è difficoltà a trovare un candidato sindaco a Forlì o a Predappio o altrove.
I possibili papabili rischiano di salire probabilmente sul carro del perdente, quindi di finire cornuti e mazziati dal malcontento interno dei compagni, si fa per dire perché da tempo, ormai, specie in via d’estinzione, e dalla disaffezione di un elettorato che si sente tradito da un partito raccogliticcio e raffazzonato di diverse anime, politicamente trascorse e fallite, dove, poi, alla fine la mano destra ha solo lavato la sinistra ed entrambe solo la faccia di un ristretto gruppo di notabili di partito e di associazioni, cooperative, banche ad esso collegate.

L’onorevole Marco Di Maio ha detto no ad una sua candidatura a sindaco di Forlì, mettendo avanti la sua missione di parlamentare, espressione dell’opposizione del territorio al governo gialloverde, sperando, soprattutto, che i suoi elettori, gli stessi che gli hanno garantito una risicata conferma in Parlamento, siano dimentichi dei suoi trascorsi ruffiani e complici con il bluff renziano o con la passerella, inutile e fugace, della Boschi a Forlì. Eppoi, si dica fuori dai denti: contrariamente ad un vecchio proverbio, in questo caso è meglio restare a Roma con tutti i benefici che ne conseguono e perdere la poltrona, nemmeno tanto sicura, di sindaco di Forlì, costretto a tamponare le falle della trascorsa amministrazione, compresa soprattutto la buffonata gestionale della nuova raccolta rifiuti. Meglio restare parlamentare di seconda o anche terza fila, quindi anonimo, ma saldo seppur vagante tra i rifiuti urbani della sindaca Raggi.

Analogo rifiuto è venuto da Gabriele Zelli, persona che stimo per il suo impegno e la sua storia personale e per questo avrei gradito come antagonista di Gianluca Zattini, candidato ufficiale del centrodestra: invece, niente, ha rinunciato a correre perché si sente attempato, ormai corroso dalla senescenza, non disponibile, fra l’altro, neppure ad assumere integratori rigeneranti e ipervitalizzanti entro un partito o una coalizione alla “Io, Poldo e Baffino” tra PD e liste, listarelle parassite in simbiosi politica del tipo “do ut des”. Basta considerare la ormai trascorsa legislatura comunale! Per riconoscere la sua galoppante vecchiaia ha però impiegato quasi più di un mese, evidentemente la sua vanità maschile ha resistito prima di cedere inesorabilmente!

A questo punto sicuramente sorride Zattini al quale potrebbe davvero riuscire il colpo grosso di farcela, anche se senza una vittoria a tutto tondo come le curve, invece piene e sode, di “Colpo Grosso”, passato programma televisivo, licenzioso e osè.
Tra i canapi del prossimo palio elettorale forlivese è pronto da tempo proprio solo Zattini, scalpitante sul porfido di piazza Saffi, che impaziente si volge indietro e scorge solo qualche cavallo ‘piddino’ che annusa l’aria, ma non si decide ad entrare: perlopiù, un ronzino o una cavallina storna che ci proverebbero pure per spirito di partito e per la propria visibilità, ma sai che frittata!

Si è parlato di una candidatura della gentile Ancarani, vestale della locale segreteria del PD, o di quella dell’assessore al welfare Mosconi, sempre compiaciuto di se stesso, come appare nelle fotografie che lo ritraggono: che dire, siamo già alla frutta!
E il Movimento 5 Stelle? Non temete, con la solita testa tra le nuvole è alla ricerca di un ippogrifo, cavallo alato con la testa di grifone, che, tale, sia rapace di voti e non parli affatto, evitando così sciocchezze e svarioni sul congiuntivo.
In tutta questa situazione preme solo una cosa, che non vinca un brocco, sostenuto da somari.