Daniele-Vergini-Movimento-5-stelle

Che Daniele Vergini, consigliere comunale uscente del M5S a Forlì, sia stato designato candidato sindaco della stessa città alle prossime elezioni amministrative non è né una novità né una sorpresa.
Inevitabile il suo nome, unico perchè emergesse e restasse volutamente solo, ovviamente “unto” dal crisma populista del consenso, inesorabilmente unanime, dei pentastellati forlivesi, magari nel corso di una di quelle riunioni che tanto assomigliano ad una comune seduta psicanalitica.

Ho frequentato brevemente il M5S forlivese, ma, fortunatamente, la parentesi si è presto conclusa con reciproco vantaggio, ero indegno della loro altezza politica: non ne ho fatto un problema, d’altronde, girando lo sguardo attorno, non avevo mai visto elevate intelligenze grilline, solo verso il basso mi ero accorto di una loro presenza, a volte significativa, perché, si sa, spesso anche le pulci hanno la tosse.

Sul sito del M5S di Forlì ho letto attentamente le distinte sezioni dell’articolato, quasi enciclopedico programma elettorale, ricavandone soltanto l’impressione di un inutile sforzo per dare dignità a inconsistenti, vaghe velleità politico-amministrative: tanta, troppa carne al fuoco, così da soffocare la fiamma e fare solo fumo; non una scala di priorità che individui soluzioni di maggiore urgenza e necessità fattuali; no, tutto presto e assieme, la solita enunciazione del consueto populismo, trito e demagogico.

Con altrettanto interesse ho letto un’intervista al guru Vergini sulle pagine del settimanale diocesano “Il Momento”: che noia, ragazzi, quanto voluminoso vuoto propositivo, nulla che lo distingua dalla vecchia politica parolaia che il M5S avversa e combatte; eppoi, tutti quei verbi al futuro, “renderemo… garantiremo… valorizzeremo… reintegreremo”, che fanno tanto “esercito della salvezza”; e, come non bastasse, già nell’incipit dell’intervista, lo sfoggio di tanta spocchiosa presunzione: “noi un programma ce l’abbiamo, mentre tutte le altre forze politiche hanno solo qualche slogan!”.
Che fegato, si dice in Toscana per sottolineare la temerarietà di una persona, ma nel caso di Vergini forse è più opportuno richiamare l’audacia del bue che disse cornuto all’asino. Attribuisce agli altri solo slogan, ignorando i propri, diversi solo perché vanamente logorroici.

Un esempio di tanto, inutile volo politico è la pretesa verginiana di parlare di ripopolamento del centro storico senza, però, spendere una parola su un diverso piano del commercio, quindi del rapporto tra grande e piccola distribuzione.
La verità è l’amara constatazione che anche Daniele Vergini, candidato sindaco del M5S a Forlì, nonostante il suo populismo e il suo giustizialismo, non privo dell’uso, anzi del ricorso, forse premeditato, a mezzi discutibili per il confezionamento di prove, è funzionale, omologato allo stesso, complessivo sistema politico che con le sue contraddizioni e aberrazioni ha prodotto, in parte anche giustamente, il M5S, dunque pure il suo ruolo di guru, candidato sindaco.

Vergini, insomma, non faccia il finto tonto, come dalle pagine de Il Momento: anch’egli, ormai, è solo uno dei “soliti noti” della politica locale, come tale farà la sua corsetta a sindaco e raccoglierà voti se avrà davvero sinora seminato, ma non dimentichi quanto in politica sia importante la modestia ovvero la dote della misura, soprattutto nel confronto critico, pure duro, con gli avversari.
Forlì non ha bisogno di un Masaniello, ma di un sindaco credibile perchè fattivo, onesto, imparziale.