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Tutti i galeatesi, ancora di più coloro che lo hanno sostenuto, votato alle ultime elezioni amministrative nel piccolo Comune della valle del Bidente, avrebbero apprezzato una replica, una ferma presa di posizione contro le critiche, pure accuse, formulategli contro dall’attuale maggioranza di governo di Galeata. Invece, niente! Roberto Casamenti, leader, si fa per dire, vista la totale assenza di carattere e grinta politica, del gruppo d’opposizione “Il Gusto del Bello” e candidato per l’omonima lista a candidato sindaco di Galeata, tace, muto come un pesce, in un assordante silenzio che sinora, appena come un lieve refolo, percorre strade e viuzze dell’ameno paesino dell’Appennino, ma potrebbe trasformarsi in un venticello rossiniano di reiterate critiche, insinuazioni, pure calunnie contro il suo ruolo di rappresentante della minoranza in Comune.

Contro di lui ne hanno dette e scritte di tutti i colori, giungendo, incautamente e fuori dal seminato, come una volta gli insegnanti dicevano dello studente che in un tema scrivesse fischi per fiaschi, persino a chiederne le dimissioni dal consiglio comunale, perché indegno di farvi parte, incapace di parteciparvi in modo collaborativo, propositivo, quindi costruttivo, naturalmente nel segno dei piani, dei voleri della maggioranza che con risicato 36,9% governa, dispone tutto, addirittura stabilendo quale debba essere il comportamento della controparte, nemmeno fosse una sua “dependance”: un vero “vulnus”, un po’ di latinorum fa sempre la sua porca figura, delle regole democratiche di una municipalità.
Niente, neppure una parola di replica, eppure il guanto di sfida gli è stato gettato con acida protervia!

Quasi in un bisticcio concettuale il bello è che “Il Gusto del Bello” di Roberto Casamenti non batte un colpo, nemmeno col mattarello della sua magistrale arte di chef: ai suoi elettori, non rassegnati al suo silenzio, non resta che riunirsi a gruppi attorno ad un tavolo a tre piedi per una seduta spiritica che evochi la presenza, un segno del loro ex candidato sindaco.
Non ho mai conosciuto né sentito Roberto Casamenti, anche se qualcuno con infondata ostinazione lo vuole fonte d’informazione, quasi spia, per i miei articoli su Galeata, quindi non so egli sia affetto da una sorta di “sindrome di Stoccolma” oppure sia un’anima pia, pronta a porgere anche l’altra guancia, o, ancora, sia come l’amico di Totò, che, ripetutamente schiaffeggiato da uno sconosciuto, non reagiva minimamente e, alla domanda di Totò perché tanta remissività, rispondeva: – Volevo vedere fino a che punto volesse arrivare! –

Ecco, non vorrei che il nostro Roberto indugiasse ancora, capisco che, forse, stia preparando una replica, però, ragazzi, campa cavallo che l’erba cresce e, intanto, la controparte se la ride, convinta di aver colpito in punta di fioretto, sputtanandolo a dovere!
Un segno, una voce, almeno una bella padellata di Casamenti sulla bocca di chi pretende di imporre, lo scriveva Allende, la ragione della propria forza, del proprio potere e rifugge dalla forza della ragione. Questo agli elettori, a tutti i galeatesi è dovuto!