Elisa Deo sindaco di Galeata

Non c’è cosa peggiore del troppo che stroppia, soprattutto in persone che, abusando del proprio ruolo, della propria figura istituzionale, credono di vendere fischi per fiaschi, magari confidando che cittadini creduloni prendano per verità delle madornali panzane.
È il caso della attuale sindaca di Galeata che addebita alla sola responsabilità della sua amministrazione, quindi impiegati, funzionari e dirigenti, la responsabilità di non aver prodotto un allegato utile, necessario per corredare una richiesta di fondi europei a sostegno di “Strutture per servizi pubblici”: cosi il Comune di Galeata è stato escluso dalla graduatoria definitiva, approvata il 18 dicembre 2018 dal C.d.A del Gal L’Altra Romagna, quindi non beneficerà neppure di un centesimo, a differenza della vicina Santa Sofia, Comune sicuramente meglio amministrato, efficiente, capace di tutelare gli interessi dei propri cittadini, che, così, incasserà 120.000 euro per la sistemazione della Sala Milleluci.

Certo, perdere un finanziamento in tempi di vacche magre è una figuraccia, tanto più per la mancanza di un solo allegato; è uno smacco che brucia, irrita, pure fa incazzare, spinge a individuare, prendere a pernacchie i responsabili. La sindaca di Galeata si è tirata fuori da ogni colpa per l’accaduto, additando, invece, al pubblico ludibrio dei galeatesi l’incapacità, a suo dire, dei suoi stessi uffici comunali: troppo facile, gentile sindaca, ma “cca nisciuno è fess” né disposto a farsi menare per il naso. Sarà bene ricordare alla sindaca, volpacchiotta furbescamente dimentica e maldestra, che la legge è chiara, inequivocabile, pure in base all’art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000: il sindaco è l’ “organo responsabile dell’amministrazione del Comune. Rappresenta il Comune” …… “sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti”, sottolineo, perché repetita iuvant, “all’esecuzione degli atti”.

Aggiungo, tanto per infierire ancora, che, se il sindaco è responsabile dell’amministrazione comunale, ciò significa che risponde in primo luogo dell’attività organizzativa, di lavoro e di controllo, dell’intera azienda comunale, dunque dell’attività pubblica del suo ente territoriale. Su questo non ci piove! Quindi, perché, leggiadra sindaca, non riconoscere di aver toppato? La sindaca di Galeata ha toppato verso l’opposizione che giustamente la contesta in proposito, ha, poi, messo in difficoltà la sua stessa maggioranza, ma soprattutto ha dimostrato a tutti i galeatesi di non essere all’altezza del suo mandato: ha procurato un danno economico ai cittadini e deve risponderne a tutta la comunità.

Eppoi, sempre riguardo a questa vicenda, come ha potuto la sindaca di Galeata biasimare pubblicamente il comportamento di un rappresentante dell’opposizione, insinuando che quest’ultimo, criticando l’amministrazione, colpiva anche il cognato, impiegato al Comune?
Forse voleva sfruttare la suggestione di una “parentopoli” col messaggio, neppure tanto sottinteso, che non sempre è senza colpa chi scaglia la prima pietra? Non ha fatto davvero una bella figura la nostra sindaca, forse sarebbe meglio togliesse l’incomodo. A proposito, particolare non da poco, la sindaca di Galeata è recidiva ovvero è la seconda volta che è responsabile della perdita di fondi europei, è la seconda volta che fugge dalle sue responsabilità, è la seconda volta che rimedia una magra figura. Che dire, “ad maiora”! È una storia triste, un po’ come lavarsi le mani alla Ponzio Pilato.

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66enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".