Camera di commercio

L’osservatorio economico della Camera di commercio della Romagna ha realizzato un’analisi sintetica dei principali indicatori economici del territorio di sua competenza, le province di Forlì-Cesena e Rimini, e della loro dinamica negli ultimi cinque anni.
Gli indicatori, nel complesso, mostrano un’economia sostanzialmente in ripresa su molti aspetti: aumenta la ricchezza prodotta (valore aggiunto) e le esportazioni nel territorio Romagna e cresce la produzione industriale. Il tessuto imprenditoriale è in ridimensionamento ma dinamico, con una imprenditorialità che rimane elevata e che appare maggiormente strutturata grazie all’incremento del numero delle società di capitale. Sono positive anche le dinamiche del mercato del lavoro (anche se con differenze territoriali nelle province di riferimento) e del comparto turistico.

Note negative, invece, sul fronte del credito (in contrazione) e in merito all’andamento del fatturato del settore costruzioni e del commercio al dettaglio (entrambi in diminuzione). Permangono le problematiche strutturali proprie del settore agricoltura, con flessione della produzione lorda vendibile.
Nonostante le difficoltà del contesto, i dati degli ultimi cinque anni confermano che il nostro tessuto produttivo è dinamico e orientato alla crescita – commenta il presidente della Camera di commercio Fabrizio Morettianche se si registrano alcuni elementi di criticità.
La camera della Romagna, dalla sua fondazione ad oggi, ha messo in campo un piano articolato ed efficace di azioni mirate e di risorse economiche per supportare il tessuto imprenditoriale. Anche nel 2019 continuerà questo impegno in termini di azioni concrete e di risorse economiche per la promozione e sviluppo dei nostri territori: sono circa 3 milioni e 200 mila euro i fondi stanziati dal Consiglio camerale nel bilancio di previsione – approvato lo scorso dicembre – per interventi economici mirati al sistema delle imprese delle province di Forlì-Cesena e di Rimini. Le strategie adottate e che la Camera continuerà a promuovere sono orientate a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.

La circoscrizione territoriale della Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini ha una superficie di oltre 3.240 kmq e 55 Comuni. La popolazione residente a inizio 2018 è pari a 731.510 abitanti (in aumento dell’1,6% rispetto al 2013). Gli stranieri residenti sono aumentati del 6,8% negli ultimi cinque anni e costituiscono il 10,8% della popolazione totale, incidenza in leggero aumento rispetto a quella del 2013 (10,2%).
Nel seguito si riportano alcuni ulteriori indicatori sulle dinamiche del sistema economico e sociale del territorio Romagna e delle province che lo compongono (Forlì-Cesena e Rimini) in ottica di medio periodo (2018-2013). Ove non diversamente specificato, i confronti si riferiscono agli ultimi cinque anni.

Al 30 settembre 2018 sono presenti 88.845 localizzazioni attive (sedi e unità locali), in flessione del 2,6% rispetto al medesimo periodo del 2013. Alla medesima data si contano 71.545 imprese attive (sedi), in flessione del 4,4%. Il 18,6% delle imprese attive sono società di capitale, incidenza in aumento rispetto al 2013 quando erano il 15,8%. Circa un terzo delle imprese attive (il 30,4%) è artigiana; nel 2013 l’incidenza era pari al 31,3%. L’imprenditorialità è particolarmente diffusa: si contano mediamente 98 imprese attive ogni mille abitanti (91 in Emilia-Romagna, 85 in Italia); nel 2013 erano 104.

Le ultime stime del valore aggiunto nominale (dati Istituto Tagliacarne) del territorio Romagna sono pari a 20,2 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto pro capite (a valori correnti) è di 27.648 euro (nel 213 era pari a 26.249 euro). Il 47,0% del valore aggiunto totale è generato dal settore dei Servizi, il 27,0% da Commercio, Trasporti e Turismo e il 19,0% dall’Industria. Dal 2013 l’ordine di contribuzione dei settori è rimasto il medesimo.
Le previsioni di crescita del valore aggiunto in termini reali (Prometeia, ottobre 2018) per il 2018 e il 2019 sono pari, rispettivamente, a +1,3% e +1,2%, lievemente inferiori ai dati regionali (2018: +1,5%; 2019: +1,3%) ma superiori ai dati nazionali (+1,0% sia per il 2018 sia per il 2019). La variazione del valore aggiunto del territorio Romagna in termini reali (vale a dire al netto dell’effetto dell’inflazione) dal 2013 a oggi è stata pari al +5,1%.
L’export del territorio pesa per il 29,3% del valore aggiunto e tale incidenza è aumentata dal 2013 (era pari al 25,8%). In termini nominali le esportazioni sono aumentate del 25,8% nel periodo in esame.

La propensione al credito (rapporto tra prestiti e depositi) è pari a 1,06, notevolmente ridimensionata rispetto a cinque anni fa quando si attestava su 1,61. È evidente, su tale indicatore, l’effetto delle difficoltà del settore creditizio che ha visto una diminuzione dei prestiti pari mediamente al 18,0%, un contestuale aumento dei depositi (+24,1%) e un aumento della rischiosità (rapporto sofferenze/prestiti pari al 9,2%). Associata alla contrazione dei flussi creditizi vi è anche la riduzione della diffusione degli sportelli bancaria sul territorio: da 86 ogni 100 mila abitanti nel 2013 a 69 di inizio 2018.

Le elaborazioni di Unioncamere Emilia-Romagna, su dati Istat, delle Forze di lavoro relative al 2° trimestre 2018 rilevano per il territorio Romagna un miglioramento nei fondamentali del mercato del lavoro. Infatti, il tasso di attività 15-64 anni (pari al 72,4%) è aumentato rispetto a quello del medesimo periodo 2013 (71,4%); il tasso di occupazione 15-64 anni (pari al 66,7%) è migliorato rispetto a quello del medesimo periodo 2013 (65,2%); il tasso di disoccupazione 15 anni e più (7,6%) è diminuito rispetto a quello del 2013 (8,5%).
La performance turistica risulta positiva nel confronto di medio periodo. Negli ultimi cinque anni in esame sono aumentati gli arrivi (+16,2%) e le presenze (+4,4%); la permanenza media nelle strutture ricettive è di 4,6 giorni (nel 2013 era 5,1). 

Gli indicatori economici relativi alla provincia di Forlì-Cesena degli ultimi cinque anni mostrano un’economia sostanzialmente in ripresa su molti aspetti: si riscontra un aumento del valore aggiunto e delle esportazioni, la crescita della produzione industriale, una diminuzione delle imprese in generale ma crescita delle società di capitale, incremento dei flussi turistici, calo della disoccupazione. Note non positive, invece, sul fronte del credito (in contrazione) e in merito all’andamento del fatturato nel settore delle costruzioni e nel commercio al dettaglio (entrambi in diminuzione). Permangono, infine, i problemi strutturali nel settore agricolo, con contrazione della produzione lorda vendibile.

In provincia di Forlì-Cesena la popolazione residente è aumentata dello 0,3% rispetto al 2013. Gli stranieri residenti costituiscono il 10,7% della popolazione totale, incidenza in leggero aumento rispetto ai 5 anni precedenti (10,5%).
Al 30 settembre 2018 sono presenti 45.399 localizzazioni attive (sedi e unità locali), in flessione del 3,1% rispetto al medesimo periodo del 2013. Alla medesima data si contano 37.101 imprese attive (sedi), in flessione del 5,3%. Le società di capitali sono il 17,6% del totale imprese attive, incidenza in aumento rispetto al 2013 (era 15,1%). Circa un terzo delle imprese attive totali (il 32,5%) è artigiana; nel 2013 l’incidenza era pari al 33,2%. L’imprenditorialità è particolarmente diffusa: si contano mediamente 94 imprese attive ogni mille abitanti (91 in Emilia-Romagna, 85 in Italia); nel 2013 erano 100.

Le ultime stime del valore aggiunto nominale (dati Istituto Tagliacarne) della provincia di Forlì-Cesena sono pari a 11,3 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto pro capite (a valori correnti) è di 28.691 euro (nel 2013 era pari a 26.721 euro). Il 45,0% del valore aggiunto totale è generato dal settore dei Servizi, il 25,0% da Commercio, Trasporti e Turismo e il 22,0% dall’Industria. Dal 2013 l’ordine di contribuzione dei settori è rimasto il medesimo.
Le previsioni di crescita del valore aggiunto in termini reali (Prometeia, ottobre 2018) stimano, per la provincia di Forlì-Cesena, un aumento del valore aggiunto dell’1,3% per il 2018 (Emilia-Romagna +1,5%; Italia +1,0%) e dell’1,2% per il 2019 (Emilia-Romagna +1,3%; Italia +1,0%). La variazione del valore aggiunto provinciale in termini reali (vale a dire al netto dell’effetto dell’inflazione) dal 2013 ad oggi è stata pari al +6,4%.
L’export del territorio pesa per il 31,7% del valore aggiunto e tale incidenza è aumentata dal 2013 (era pari al 28,8%). In termini nominali le esportazioni sono aumentate del 20,9% nel periodo in esame.

Gli ultimi dati riportano un valore della produzione lorda vendibile in agricoltura (PLV a prezzi della produzione) pari a 475 milioni di euro, in flessione del 22,3% rispetto al 2013. La contrazione riguarda tutti i principali comparti: coltivazioni erbacee (-10,5%), coltivazioni arboree (-12,9%) e prodotti zootecnici (-28,0%).
Con riferimento alle dinamiche congiunturali, l’indice della produzione industriale (terzo trimestre del 2013=100) risulta in crescita del 17,1% (indagine della Camera della Romagna su imprese manifatturiere da 10 addetti in poi); l’indice del volume d’affari nel settore delle costruzioni si è invece ridotto del 7,5% e quello del fatturato del commercio al dettaglio del 4,1% (indagini congiunturali di Unioncamere Emilia-Romagna).

La propensione al credito (rapporto tra prestiti e depositi) è pari a 1,17, notevolmente ridimensionata rispetto a 5 anni fa quando si attestava su 1,71. È evidente, su tale indicatore, l’effetto delle difficoltà del settore creditizio che ha visto una diminuzione dei prestiti erogati pari mediamente al 15,4%, un contestuale aumento dei depositi (+23,5%) ed un aumento della rischiosità (rapporto sofferenze/prestiti pari all’8,9%). Associata alla contrazione dei flussi creditizi vi è anche la riduzione della diffusione degli sportelli bancari sul territorio: da 84 ogni 100 mila abitanti nel 2013 a 70 di inizio 2018.

Le elaborazioni di Unioncamere Emilia-Romagna, su dati Istat, delle Forze di lavoro relative al 2° trimestre 2018 rilevano per la provincia di Forlì-Cesena una diminuzione delle forze di lavoro attive e degli occupati relativi, associate ad un miglioramento della disoccupazione. In particolare, il tasso di attività 15-64 anni (pari al 71,5%) è diminuito rispetto a quello del medesimo periodo 2013 (72,7%); il tasso di occupazione 15-64 anni (pari al 66,9%) si è ridotto rispetto a quello del medesimo periodo 2013 (67,5%); il tasso di disoccupazione 15 anni e più (6,4%) è invece migliorato rispetto a quello del 2013 (7,0%).

La performance turistica risulta positiva nel confronto di medio periodo. Negli ultimi cinque anni in esame sono aumentati gli arrivi (+15,7%) e le presenze (+6,4%); la permanenza media nelle strutture ricettive è di 5 giorni (nel 2013 era 5,4). Le presenze di turisti stranieri (che costituiscono circa un quinto delle presenze totali) sono aumentate del 4,5%.
Con la doverosa premessa che le classifiche economiche offrono una indicazione relativa della performance aggregata e ponderata e che, nei confronti di più anni. spesso sono presenti cambi di metodologie assai rilevanti, secondo l’indagine sulla qualità della vita del Sole 24 Ore, la provincia di Forlì-Cesena nel 2018 si colloca al 25° posto su 107 province (nel 2013 era al 15°), rimanendo comunque posizionata nel primo quartile della classifica. Gli indicatori di qualità ambientale (rapporto Ecosistema urbano) posizionano la provincia al 41° posto (su 104); nel 2014 (primo anno utile per il confronto) il posizionamento era al 16°. Infine, dall’indagine ICity Rate emerge un miglioramento di posizionamento del capoluogo di provincia (dalla 33esima posizione del 2013 alla 24esima del 2018).