Il boom è una cosa seria e l’italiano di Faber

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Quando parliamo di boom economico, ci riferiamo alla prodigiosa modernizzazione del paese, collegata a uno sviluppo impressionante del processo d’industrializzazione, iniziato intorno al 1959-1960 e conclusosi circa un quindicennio più tardi. Cambiò la vita delle famiglie e delle persone: secolari arretratezze furono superate. Scuola per tutti, pensioni, sanità. E poi consumi: elettrodomestici, auto e vacanze al mare (divenute di massa dal 1962). Mi piacerebbe sapere su che dati (che non conosciamo) il vicepresidente del consiglio immagini che ci attenda quest’anno un processo analogo.

Quel che ha colpito, ascoltando ieri lo speciale del Tg1 dedicato a Fabrizio De Andre’, è la lingua: delle canzoni, delle interviste, del parlato colloquiale. L’italiano nel suo fluire puro, espressivo, cangiante e musicale. Quando lo senti parlare, ti viene in mente la precisione anatomica della lingua di Pasolini documentata dalla TV. Con – in più – un supplemento di passione contagiosa per una radicalità libertaria a suo modo ironicamente, ma affettuosamente venata di romanticismo.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.