Lapide-don-Bosco-a-Forlì

Il 31 gennaio si festeggia don Giovanni Bosco, fondatore della congregazione salesiana che si distingue per l’impegno nell’ambito della pastorale, della educazione e nella formazione al lavoro dei giovani. Don Bosco, la cui importanza è caratterizzata da una azione che dall’ambito religioso generò frutti anche nell’ambito sociale e culturale, ebbe occasione durante il suo intenso apostolato di passare anche da Forlì e ciò avvenne nel 1867.

Ritornando da Roma nel febbraio di quell’anno, dopo una visita a Fermo, San Giovanni Bosco, si era riproposto di fermarsi nella nostra città poiché il vescovo di allora, monsignor Trucchi, voleva conoscerlo di persona. Don Bosco, dopo avere avvertito con una lettera dell’ora del suo arrivo, scese alla stazione di Forlì il 28 febbraio verso le “11 e mezzo pomeridiane”, come dicono le cronache, insieme a don Giovanni Battista Francesia, suo stretto collaboratore, uno dei primi ragazzi a frequentare l’ oratorio di Valdocco divenuto poi sacerdote.

Saliti entrambi su una carrozza, si diressero in vescovado dove trovarono porte e finestre sbarrate, senza nessuno ad attenderli. Dopo avere a lungo bussato inutilmente, don Bosco e don Francesia se ne andarono in cerca di una locanda, trovando da alloggiare poco distante, al Leon d’ Oro. Qui il personale di servizio trattò don Bosco con cortesia degna di un alto prelato, vedendo che don Francesia si rivolgeva al Santo chiamandolo di continuo con il titolo di “eccellenza”. Il mattino seguente, di buon’ora, i due si recarono in Duomo perché don Bosco voleva assolutamente celebrare messa all’altare della Madonna del Fuoco. Il sagrestano, resosi conto di avere di fronte il sacerdote di cui tanto si parlava per l’apostolato tra i giovani, gli dette da indossare per la celebrazione la pianeta usata da Pio VII quando era venuto a Forlì.

Dopo la messa, finalmente, ci fu l’incontro con monsignor Trucchi che riferì che aveva ricevuto la lettera con l’orario di arrivo di don Bosco solo nella mattinata e ciò spiegava il fatto che nessuno attendesse in vescovado la sera precedente alcun visitatore. Il vescovo ebbe quindi un lungo e cordiale colloquio con don Bosco che si trattenne anche a pranzo. Poco dopo le 13,00 il Santo accomiatatosi da monsignor Trucchi, lasciò Forlì insieme a don Francesia con destinazione Bologna dove giunse poco dopo le 16,00 dell’1 marzo.

Di questo soggiorno in città di don Bosco resta una lapide posta in corso Garibaldi al civico 59 (nella foto) sulla facciata del palazzo ove un tempo si trovava l’albergo Falcone e, in duomo, alla destra dell’altare della Madonna del Fuoco, il quadro con la Vergine che appare a don Bosco (1950), opera del pittore Cassiano Balducci. Che don Bosco sia comunque rimasto una presenza stabile nel forlivese è ancora di più evidenziato dall’Opera Salesiana di Forlì che con l’oratorio e la parrocchia di San Biagio, il centro di formazione professionale, il convitto per gli studenti e la Sala Multimediale San Luigi rappresenta ancora oggi un riferimento importante e vitale in ambito religioso, educativo, sociale e culturale.

Paolo Poponessi