Zattini-e-Zelli

La lettera Z, comune iniziale dei loro cognomi, mi induce a scrivere che quella tra Gian Luca Zattini (nella foto a sinistra) e Gabriele Zelli (a destra), il primo per il centrodestra, il secondo per il centrosinistra, per la carica di sindaco di Forlì potrebbe davvero essere una sfida interessante e significativa, comunque di cambiamento e rinnovamento, perché no proprio nel segno di Zorro.
In fondo, un primo cittadino deve saper rappresentare concretamente tutti i cittadini, soprattutto i più deboli, e difendere il proprio Comune, oggi, come tutte le comunità territoriali, in costante, fragile evoluzione per continui, spesso repentini mutamenti sociali, economici e politici: ecco perché inevitabile la similitudine con Zorro, eroe fuori da ogni schema ideologico, sempre in difesa di tutte le persone oppresse, vessate dal potere; ecco perché quella Z iniziale di Zattini o Zelli può davvero significare un marchio spregiativo sulle chiappe di chi sinora, incolore, ha amministrato Forlì con la filosofia di un colpo al cerchio ed uno alla botte, magari pure con l’opacità di poca trasparenza, come le cronache hanno raccontato.

Zattini è già stato sindaco di Meldola per 10 anni, Zelli ha ricoperto la stessa carica a Dovadola, in entrambi i casi un’esperienza che i cittadini hanno apprezzato.
Anzi ai soliti criticoni, subito accorsi a precisare, che una cosa è fare il sindaco di diecimila meldolesi o poco più di 1.500 dovadolesi e altra cosa, invece, farlo a Forlì, vorrei subito replicare che l’osservazione mi pare infelice, visto che abbiamo affidato il capoluogo forlivese a una persona che, assolutamente fuori da ogni esperienza e pratica di cosa significasse essere primo cittadino, giustamente ci ha provato, ma ha deluso, fatto flop, ohibò!
In fondo, i nostri due Zorro sono stati sindaci su scale ridotta, ma con la piena dignità di essere stati due modelli in scala, esemplari nei particolari del loro mandato.
La candidatura di Zattini, ormai certa, e quella, possibile, ma insicura di Zelli, ancora per il cincischio maldestro e autolesionista del PD locale, possono significare il ritorno ad un confronto elettorale vero, dialettico tra programmi contrapposti, meno condizionato a priori da conventicole o lobbies locali.

Dialettica, dunque, piena che può scorrere tra questi due uomini perché entrambi dotati di competenze ed esperienza, credibilità e, cosa che non guasta, lineare coerenza, e perché tutti e due forti di quella dignità che viene dall’impegno e non dal protagonismo personale.
L’uno merita l’altro e viceversa: il PD accetti la sfida, tiri fuori gli attributi, se non già in una condizione eunuca e metta da parte altri candidati, sorti dal proprio apparato o da qualche assessorato, in passato pure avverso al confronto tra le parti sulla materia costituzionale, oggetto di un trascorso referendum. Forlì ha bisogno del segno di Zorro!