Lettera aperta alla città di Aidone

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Il fervore e l’intransigenza puritana che ha determinato la dissertazione di Vivienna.it sulle antichità aidonesi titolando il 24 novembre «Contestano i turisti in visita a Morgantina e al Museo di Aidone» non sembra accompagnare realmente e costruttivamente un sensibile influsso sulla vita sociale, morale e culturale, quale espressione del diritto dell’uomo alla integrità della comunità. Oltremodo interessanti e chiarificatrici, a questo riguardo, sono le osservazioni del coordinatore del Tavolo del Partenariato Centro Sicilia, il quale, nell’esaminare la fruibilità dei beni della cultura ad Aidone, nel corso della sua visita ivi organizzata, si mostra sconcertato e definisce – e ciò giustamente – Morgantina un sito tra i più importanti della Sicilia. A sostegno delle parole del Coordinatore, nello stesso articolo, arriva la lente del commentario di Franca Ciantia (reporter dello stesso giornale) che conferma il degrado di Morgantina, la mancanza di segnaletica adeguata nel sito e la latitanza di ogni dépliant, tuttavia, acuta e stimolante, Ciantia arricchisce il ‘colpo giornalistico’ processando un divenire storico del degrado che a suo dire ha toccato il fondo a partire dagli ultimi due anni.

Nella sua severità verso le istituzioni l’articolo riesce certamente bene a popolarizzare i suoi contenuti alla massa amorfa! ma l’arte non deve imbastardirsi per fregiare la conversazione del colto e dell’inclita né essere trattata per prestarla suggestiva di giudizi in opposizione agli avversari politici. E visto che non tutti siamo fumatori d’oppio di Nanchino, viene da chiedere al Coordinatore del Tavolo del Partenariato Centro Sicilia cosa l’ha impedito, nella qualità, di rendersi conto prima, da due anni a questa parte, o già nel 2015 quando ha assunto la sua carica di coordinatore, della situazione da lui denunciata e riguardante un Comune che, oltretutto, è sito a due passi dalla propria area operativa, un Comune che certamente e potenzialmente può promuovere di riflesso e con successo il turismo a Enna e Caltanissetta.

E la Reporter? Anche lei rileva e non propone? Ebbene, la retorica resta sempre bisognosa di reale impegno intellettuale, civile e morale da parte di chi la professa: sembra, addirittura, che nessuno dei personaggi citati nell’articolo conosca l’esistenza dei pennarelli! Sembrerebbe che si preferisca additare per incitare e trovare colpevoli piuttosto che spendersi a trovare soluzioni: è davvero singolare che a nessuno siano venute in mente soluzioni semplici oltre che costruttive, come, ad esempio, far adottare la segnaletica dei siti in questione agli alunni di una scuola; volendo, si potrebbero anche sostituire i pieghevoli del caso con dei quaderni a cura degli stessi allievi, come i menù a ristorante: è impensabile che gli enti pubblici responsabili abbiano qualche interesse ad ostacolare quanto detto, e tutto ciò in uno coi benefici comprensibili a chiunque: concreta sensibilizzazione dei politici al problema, atteggiamento e comportamento fattivo dinanzi agli ostacoli, formazione praticamente automatica e specifica per la scolaresche locali coinvolte in un gioco sotto guida dei direttori dei siti e degli insegnanti, nessun costo, risalto mediatico ecc.: una vera palingenesi! 

È logico anche potere immaginare la via degli sponsor: nessuno troverebbe nulla di strano all’interesse di una multinazionale, di una azienda a livello italiano o locale, che in cambio di quattro cartelli guida e di una manciata di dépliant, si senta gratificata con la semplice segnalazione del proprio marchio su tali materiali; ma anche un club service può trovare motivazione di finanziamento in tal senso. Perché è indubbio che il cammino della società è costituito dal dovere della ricerca che è pure il primo dovere di ogni operatore, al fine di percorrere la strada verso un modello ideale, rifuggendo da ogni fondamentalismo burocratico, per così proporre un metodo che è quello della individuazione di una regola di comportamento che sia innanzitutto condivisa, e che poi valga indistintamente per tutti.

Soprattutto quando a pochi passi da Aidone, in quel di Piazza Armerina, nella Villa romana del Casale – assai più giovane rispetto a Morgantina – tutta la visita del coordinatore è andata liscia, credo fermamente al bisogno di liberarsi da tali ossessivi ritornelli e di fare vigorosamente spazio alla concezione virtuosa di un processo di tipo evolutivo che, attraverso alcuni momenti significativi, porterebbe alla definitiva rigenerazione dell’umanità all’interno del progetto politico universale. Quando si parla di musei e siti archeologici per forza di cose il riferimento è all’arte, dunque alla bellezza e perciò all’estetica. L’estetica (dal greco aisthanomai = sentire) è quella scienza filosofica che studia i principi generali del bello, e poiché l’uomo produce il bello per mezzo delle arti che si dicono arti belle, l’estetica può chiamarsi la filosofia delle belle arti. In conclusione: il senso estetico detto anche senso del bello o buon gusto, è la maggiore o minore attitudine che ha l’intelligenza, preceduta dai sensi più nobili, quali l’udito, la vista e la fantasia, di discernere e di ammirare il bello dal più profondo e responsabile senso etico, e dico etico, assolutamente personale”.

Paolo Battaglia La Terra Borgese

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Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un critico d'arte italiano. Cura, per conto di pittori e scultori, quotazioni ufficiali, critiche d’arte, pubblicazioni, libri, bibliografie, mostre in enti pubblici e privati, l’acquisizione di opere d’arte nel patrimonio artistico di Enti Pubblici, comunicazioni stampa. Crea interviste agli artisti con giornalisti anche televisivi, manifestazioni, intermediazioni culturali tra Enti Pubblici e Artisti. Ha fondato nel 2011 il Premio Arte Pentafoglio, onorificenza orientata ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, eccellenti operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che, spesso nell’ombra, si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace, testimoniando così la continua elevazione dell’Umanità attraverso l’operosità e la cultura. La natura del Premio Arte Pentafoglio e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. È dotato dell'immagine del Myosotis, fiore a cinque petali conosciuto come “Non ti scordar di me”. Si fregia della Bandiera Italiana.