Predappio d’Etiopia

Iniziarono veramente i lavori per realizzare la Predappio d’Etiopia che, con molta probabilità, si interruppero a causa del secondo conflitto mondiale.
Facendo un breve passo indietro, forse il primo a raccontare che esisteva un progetto sviluppato per una, fantomatica, Predappio d’Etiopia fu nel 1999 il professore Giuliano Gresleri che curò il brano “L’impossibile Predappio d’Etiopia” facente parte del catalogo della mostra “La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro …”.

In realtà, parte del progetto sviluppato dall’architetto Amerigo Bandiera nel 1938, è stato effettivamente realizzato esattamente come descritto in un articolo de “Il Resto del Carlino” del 24 febbraio 1938, “… Davanti al cantiere n° 5 di Dabat, a ridosso di un bellissimo ponte, è una leggera collina sulla quale verrà costruito, in omaggio al fondatore dell’Impero, il primo centro abitato di “Romagna d’Etiopia” e cioè “Predappio d’Etiopia” che avrà la sua sua chiesa per onorare la Madre del Duce”.

E così, senza necessariamente approdare in Etiopia, incrociando varie fonti documentali con il navigare nelle immagini satellitari, è possibile individuare a nord-est di Dabat, in Etiopia, appunto, l’impianto di un piccolo abitato dal perimetro ben leggibile, a forma, quasi, di semicerchio, come facilmente individuabile nell’immagine pubblicata (l’immagine è del 2016, pochi anni fa), con una serie di edifici disposti ordinatamente. È la Predappio d’Etiopia per quel poco che fu realizzato e che corrisponde perfettamente a quanto progettato dall’architetto Bandiera e di cui pubblichiamo un inedito bozzetto a matita (Archivio Centrale dello Stato, Roma) che rappresenta l’impianto della Predappio d’Etiopia.
Per la cronaca, il Ministero dell’Africa Italiana, per promuovere la colinizzazione demografica in Etiopia, costituì gli enti “Romagna d’Etiopia”, nel territorio Amara dello Uogherà; “Veneto d’Etiopia”, nel territorio dei Galla e Sidama del Gimma; “Puglia d’Etiopia” in Harar.

In particolare l’ente di colonizzazione destinato ai romagnoli, ma non solo, fu costituito con R.D.L. n. 2300 del 6 dicembre 1937 e una solenne cerimonia svoltasi a Predappio il 22 marzo 1938 accompagnò la partenza del primo gruppo di coloni che si imbarcò da Napoli tre giorni dopo. Presidente dell’ente di colonizzazione il forlivese ingegnere Arnaldo Fuzzi, dal 1938 al 1940 anno in cui partì volontario prendendo parte alla seconda guerra mondiale mentre il direttore generale fu il riminese Guido Maria Savini il quale tenne particolari rapporti epistolari con l’arch. Amerigo Bandiera tanto che fu lui ad invitarlo a sviluppare il progetto della Predappio d’Etiopia (carteggi conservati all’Archivio Centrale dello Stato a Roma).

Giancarlo Gatta

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.