Chiediamo al Comune che metta al centro delle priorità della valorizzazione dei beni storico culturali di Forlì il recupero totale di tutti i corpi di fabbrica esistenti nell’area che racchiude Villa Saffi. Non è ammissibile che a pochi metri e nel percorso d’accesso dalla casa – museo esistano un edificio colonico ormai ridotto a rudere pericolante e un’ altra costruzione, una vecchia rimessa-fienile-scuderia a rischio crollo recintata in malo modo. Si fornisce a turisti e amanti della storia e della cultura un’immagine disdicevole. Inaccettabile per un Comune che ha introdotto la tassa di soggiorno non recuperare i siti che della storia e della cultura locale hanno dato e danno pregio non soltanto in ambito locale, ma in tutta Italia” questo l’invito del capogruppo comunale di Forza Italia, Fabrizio Ragni, che s’è recato di persona nei pressi di Villa Saffi, per denunciare il degrado dell’intero complesso dell’originaria famiglia di Aurelio Saffi, uno dei forlivesi più illustri, patriota e importante figura del Risorgimento italiano, erede politico dell’ala repubblicana radicale incarnata da Giuseppe Mazzini che divise con lui e Carlo Armellini la paternità della Repubblica Romana.

Con questo biglietto da visita decadente, che si aggiunge all’abbandono in cui versa la centenaria quercia di Villa Saffi abbattuta e mai rimossa, sottolineamo che la Casa – Museo di Aurelio Saffi è visitabile soltanto su richiesta e appuntamento. E’ necessario invece far tornare a nuova vita l’intera area e aprirla al pubblico tutto il giorno. Assurdo anche far accedere i visitatori dall’ingresso laterale. Pur avendo un accesso carrabile che si apre sulla statale, con una cancellata e due colonne di mattoni, al nucleo museale, che vede ad angolo un maestoso e caratteristico cedro del Libano risalente ai tempi di Aurelio Saffi, oggi si accede dall’ingresso di servizio, ovvero da via Firenze, attraverso un portone con grandi ante in ferro arrugginito e impresentabile sormontate da uno stemma che reca la data del 1828 e le lettere “G.S.”, corrispondenti alle iniziali del padre di Aurelio, Girolamo Saffi. L’insieme della cinta esterna è di totale degrado e abbandono. Segno che il Comune che ha acquisito il sito non tiene alla conservazione del proprio patrimonio storico-artistico più importante”: aggiunge ancora Fabrizio Ragni.

La Casa Museo di Villa Saffi rappresenta il fallimento delle politiche culturali dell’attuale giunta comunale che ha dimenticato o è incapace a recuperare e valorizzare altri beni importanti della città e stenta a far decollare il recupero dei luoghi simbolo cittadini, come l’ex convento – distretto militare di via della Ripa. Su questo versante c’è tutto il nostro impegno, come centrodestra a far rinascere la città una volta conquistata la maggioranza in municipio. A lui che non è capace di recuperare le case più rappresentative della nostra Forlì, mandiamo un avviso di sfratto al sindaco Drei, appuntamento al maggio del 2019, con il voto delle prossime amministrative” conclude Fabrizio Ragni.