INDRO MONTANELLI

Cari Raimondo Baldoni e Tommaso Di Lauro,
vi cito secondo l’ordine alfabetico dei vostri nomi, ma vi accomuno per la pari considerazione e stima che ho delle vostre persone, del vostro ruolo e lavoro di giornalisti, rispettivamente alla guida di “Romagnauno” e di “4live.it, due testate on line, sempre più apprezzate e seguite.
Per caso sono diventato vostro collaboratore, ma soprattutto lettore delle vostre pagine, tanto efficaci ed attuali.
Entrambi pubblicate i miei interventi, lasciandomi ampio spazio espressivo, al massimo, ma raramente avviene, ritoccando qualche mio titolo.

Vedete, vi scrivo perché non posso proprio accettare l’idea di collaborare con due “infimi sciacalli”, magari anche “pennivendoli e prostitute” come, nell’ordine, prima Luigi Di Maio e, poi, Alessandro Di Battista, luminose menti del M5S, hanno recentemente oltraggiato tutti i giornalisti italiani, quindi voi compresi.
Un uomo di governo, si fa per dire, ed un vacanziere cazzeggiante e sfaccendato hanno espresso il meglio della loro volgarità e pochezza umana, politica: loro, sì, possono collocarsi davvero al livello più basso di una scala di valori, quindi meritarsi appieno l’attributo di “infimi”.

Contro i giornalisti i due gradassi si sono rivelati pure vigliacchi, mostrando i denti e sparando a zero solo dopo l’assoluzione della Raggi che assicurava loro di esercitare una piena sopraffazione; prima, zitti e mosca, meglio non rischiare, sino all’ultimo si sono parati il fondoschiena!
Non dimentichiamo che la sindaca di Roma è stata assolta, per ora in primo grado, solo perché il fatto addebitatole non costituisce reato, tuttavia il fatto c’è stato, rilevato in tutta la sua sostanza. Dunque?
Così, cari Raimondo e Tommaso, pure voi siete finiti nel tritacarne pentastellato come “sciacalli, pennivendoli e prostitute”.

Eppure le vostre pagine raccontano ogni giorno un territorio con le sue aspirazioni, le sue difficoltà, le sue speranze, anche le sue gioie e disgrazie; informano sulla politica e l’economia, la società e la cronaca, la cultura e il costume della nostra Romagna; danno spazio a chiunque abbia idee per un futuro migliore dei romagnoli.
Già le idee, peccato che non siano di casa nelle menti del M5S!
La parola idea viene dal verbo greco vedere, dunque significa visione, prospettiva verso il futuro, saper guardare oltre la riduzione dei vitalizi, la regalia dei redditi di cittadinanza a scrocco, le irresponsabili battaglie no vax.

Vorrei, poi, ricordare ai due spacconi, miracolati nella loro nullità, che spesso gli “infimi” giornalisti hanno svolto e svolgono sino al rischio della vita il loro lavoro d’informazione al servizio del paese: non è poco, ben diverso che blaterare demagogicamente.
Tanto livore, tanto sparare ad alzo zero contro i giornalisti denota solo una certa instabilità umorale, una sorta di stizzosa isteria, forse frutto di un’eccessiva pratica onanistica.
Suvvia, grillini, meno pippe, meno capricci e meno bluff perché, come dice il vostro alleato, potrebbe finire anche la vostra pacchia!

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66enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".