teatro diego fabbri

Giovedì 22, venerdì 23 e sabato 24 novembre (alle ore 21,00) e domenica 25 novembre (alle ore 16,00) al Teatro Diego Fabbri di Forlì Valerio Santoro per La Pirandelliana in coproduzione con Goldenart Production e Artisti Riniti presentano “La guerra dei Roses” di Warren Adler con Ambra Angiolini e Matteo Cremon. Traduzione di A. Brancati e E. Luttmann e con Massimo Cagnina, Emanuela Guaiana. Regia di Filippo Dini.

Commedia comica e crudele, con La guerra dei Roses di Warren Adler proseguono gli appuntamenti con la Stagione di Prosa del Teatro Diego Fabbri di Forlì. Lo spettacolo, interpretato da Ambra Angiolini, Matteo Cremon, Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana per la regia di Filippo Dini, andrà in scena giovedì 22, venerdì 23 e sabato 24 novembre alle ore 21 e domenica 25 novembre alle ore 16. La guerra dei Roses è prima di tutto un romanzo del 1981 e poi, otto anni più tardi, diventa un enorme successo cinematografico per la regia di Danny De Vito. L’autore del romanzo, Warren Adler, scrive anche il soggetto del film e in seguito deciderà di adattare questa vicenda anche per il teatro, creando una commedia straordinaria, raffinata e caotica al tempo stesso, trovando forse sul palcoscenico la sua dimensione ideale, per la sua potenza espressiva e la sua dimensione terribilmente onirica.

La storia narra della lenta e terribile separazione tra i coniugi Rose, lui ricco e ambizioso uomo d’affari, tronfio della sua fortunatissima carriera, lei una moglie obbediente, ma mai dimessa, che lo ha accompagnato nella sua brillante ascesa, con amore, stima profonda e un pizzico di fascinazione per le comodità che la loro vita quotidiana andava conquistandosi.
Tutto questo avviene, come ci è lasciato intuire dalle prime scene, in un’atmosfera di profondo amore, di sincera passione, all’interno di una cornice rosa e perfetta, lontani dal sospetto, appunto inesistente tra i Rose, di un qualsivoglia senso di raggiro o personale tornaconto, la dinamica del loro vivere insieme pare (ed è!) motivata soltanto dal reciproco amore. Ma ad un tratto, poco dopo l’inizio della nostra commedia, tutto questo si rompe, si infrange contro lo scoglio della mancata realizzazione professionale di lei. Tutta la loro vita passata insieme, viene da lei completamente riscritta e reinterpretata, la sua maturata presa di coscienza la rafforza e la sprona, con una ferocia degna di una grande eroina, a scagliarsi sul suo amato, ora responsabile della sua mancata affermazione, in un crescendo di cattiveria, rabbia e reciproche atrocità, fino alle estreme conseguenze. 

La grandezza dell’amore si esprime in questa commedia attraverso la sua fine. Adler ci pone di fronte ad una delle più potenti e straordinarie deflagrazioni umane: la separazione di un uomo e una donna che hanno condiviso un grande amore.
Non c’è al mondo espressione più sconvolgente della potenza dell’essere umano, non a caso il titolo la paragona ad una guerra, e non solo, ad una delle più sanguinose guerre della storia inglese, una guerra nata in “casa” appunto, la guerra tra due rami della stessa famiglia, la guerra delle due rose.
La messa in scena racconta appunto di una guerra, due schieramenti, e volutamente si è scelto di affidare tutti i personaggi a solo quattro interpreti, due uomini e due donne, in campo a combattere per la propria legittimità su questo pianeta.
Il signor Rose e la signora Rose e i loro doppi, che interpretano i loro rispettivi avvocati e altri personaggi nei quali si imbattono i protagonisti, come in un sogno che non avrà un lieto fine, ci divertiranno fino alle lacrime per la loro comicità e ci turberanno nel profondo, poiché sveleranno in modo più o meno consapevole i nostri intimi fallimenti nel comprendere “l’altro”, l’opposto, all’interno di noi stessi. La vera guerra, forse assai più sanguinosa si svolgerà dentro di noi, nel percepire vittime e carnefici all’interno delle nostre irrisolte metà, rintanate nelle viscere delle nostre coscienze. Adler ci aiuta, con un sorriso, ad affrontare questa guerra, con coraggio e con leggerezza.
E forse ci permetterà, quindi, di tendere una mano all’altro, per invitarci a uscire da quella “casa” e andare incontro ad un “esterno”, ad un futuro nel quale l’uomo, prima ancora della donna, tornerà ad essere in grado di capire, accettare, dialogare con la sua intima femminilità offesa e deturpata spesso in ognuno di noi. (Filippo Dini).

Biglietti: da 14 a 25 €. Prevendite e prenotazioni telefoniche (tel. 0543 26355): martedì – sabato dalle 11,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00 alla biglietteria diurna del Teatro Fabbri in via Dall’Aste. Nei giorni dello spettacolo la biglietteria di corso Diaz aprirà un’ora prima dell’inizio delle rappresentazioni. Prevendite online su vivaticket.it. Info: 0543 26355 – www.accademiaperduta.it. Facebook: teatrodiegofabbriforli – accademiaperduta.